Sull'incertezza del rapporto fra
Rosa nel Pugno e coalizione di centrosinistra scrivono undici
componenti del direttivo
DS, tra
cui
Lanfranco Turci,
Cesare Salvi
e
Fabio Mussi
in una lettera aperta a
Piero Fassino
e
Massimo D'Alema
su
L'Unità
del
7 gennaio
2006:
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«Sentiamo il dovere di
richiamare l'attenzione della direzione anche su un
altro argomento, su cui avvertiamo l'esigenza di una
svolta urgente nostra e di tutta
L'Unione.
Ci riferiamo al rapporto con il nuovo soggetto
politico della Rosa nel pugno. Nei confronti di
questo soggetto politico
c'è
un'insofferenza che traspare dagli atteggiamenti e
soprattutto dai silenzi di tutti i membri
dell'Unione e del suo leader
Romano Prodi»
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Solo alla fine di
gennaio,
infatti, la Rosa nel pugno partecipa ufficialmente ad un vertice
de
L'Unione,
celebrando il suo ingresso "ufficiale" nella coalizione, con
tanto di riconoscimento da parte del leader
Prodi.
Contemporaneamente, nasce il problema della nuova legge
elettorale che reintroduce il
sistema proporzionale
puro (abbandonato nel
1994). La
Rosa nel pugno ostacola fortemente la nuova legge, a causa
dell'obbligo previsto dalla stessa per tutte le nuove formazioni
politiche (o comunque quelle che si presentano con un nuovo
simbolo) a raccogliere circa 180.000 firme per presentare le
proprie liste di candidati per il Parlamento. Liste che,
inoltre, vanno presentate almeno 30 giorni prima rispetto alle
altre formazioni politiche. I parlamentari della Rosa nel Pugno
(ovvero dello
SDI che
hanno acconsentito a mutare denominazione in Parlamento) ed
altri esponenti della sinistra cercano di emendare la legge
prima della definitiva approvazione, mentre
Marco Pannella
inizia uno sciopero della fame e della sete. La nuova legge
viene tuttavia approvata il
1° febbraio
senza le modifiche proposte.
I
rapporti con L'Unione
Il
9 febbraio
2006 la
Rosa nel pugno, rappresentata da
Emma Bonino,
abbandona il tavolo programmatico de
L'Unione
a
Roma in
piazza SS. Apostoli perché vengono escluse dal programma tutte e
quattro le proposte avanzate dalla Rosa nel Pugno: una presa di
posizione più netta sui Pacs, l'abolizione del finanziamento
pubblico alle scuole private e confessionali, il salario minimo
garantito per gli inoccupati, l'abolizione degli ordini
professionali. La Rosa nel pugno non partecipa alla convention
tenutasi al
Teatro Piccolo Eliseo
di Roma il
10 febbraio
2006,
dove viene ufficialmente presentato il programma. Il
22 febbraio
2006
sottoscrive comunque il programma dell'Unione ma,
contemporaneamente, presenta un documento autonomo, nel quale
Sdi e
Radicali Italiani
mettono in chiaro che non hanno partecipato alla stesura del
programma della coalizione. Nonostante la chiara scelta politica
di campo e il sostegno alla candidatura di Romano Prodi a
Presidente del Consiglio dei Ministri,
nel corso della campagna elettorale si verificano alcune
tensioni con i
DS e la
Margherita:
i primi polemizzano per il passaggio alla Rosa nel Pugno di
esponenti di primo piano come
Lanfranco Turci,
Biagio De Giovanni,
Salvatore Buglio,
Maurizio Mian
e di altri esponenti a livello locale; con i secondi il
confronto è sul tema della difesa della laicità.
Le
elezioni politiche del 2006
Si svolgono le elezioni.
Il
centro-sinistra
vince per poche decine di migliaia di voti alla
Camera dei deputati,
dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL.
Al
Senato,
si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che
consente a
L'Unione
-
pur
avendo conseguito meno voti della
Casa delle Libertà
- di ottenere due seggi in più. La Rosa nel Pugno ottiene un
risultato inferiore alle attese, essendo molto inferiore alla
somma delle percentuali raccolte in passato da
SDI e
Radicali.
Il raggruppamento ottiene il 2,6% alla
Camera e
il 2,5% al
Senato
(nel 2001, i
Radicali
da soli ottennero il 2,2% nella quota proporzionale). Il
risultato della
Camera
permette comunque alla formazione di superare lo sbarramento
nazionale del 2% e di vedersi eletti 18 deputati, tra cui i
capofila
Emma Bonino
ed
Enrico Boselli.
La presidenza del gruppo viene affidata a
Roberto Villetti.
Al
Senato la
formazione radicalsocialista supera lo sbarramento regionale del
3% solo in
Calabria
ed in
Umbria,
regioni in cui lo sbarramento non garantisce tuttavia alcun
eletto. Restano dunque fuori da
Palazzo Madama
i capofila
Marco Pannella
ed
Ugo Intini.
La Rosa nel Pugno ha comunque presentato ricorso presso la
Corte di Cassazione,
sostenendo che la legge elettorale non richiederebbe alcuno
sbarramento qualora la coalizione abbia avuto accesso al premio
di maggioranza regionale - previsto nei casi in cui una
coalizione rimanga al di sotto del 55% dei voti validi
complessivi.
La
Rosa nel Pugno nel Governo Prodi
Nasce, intanto, il nuovo
governo
guidato da
Romano Prodi,
di cui la Rosa nel Pugno entra a far parte con una sua
delegazione: l'unico ministro nominato è Emma Bonino, che assume
le deleghe di
Commercio Internazionale e Politiche
Europee, dopo una sua discussa
candidatura al Ministero della Difesa. Della delegazione di
governo fanno parte inoltre
Ugo Intini,
viceministro agli Affari Esteri,
Emidio Casula
(sottosegretario alla Difesa),
Tommaso Casillo
(sottosegretario alle infrastrutture) e
Raffaele Gentile
(sottosegretario ai Trasporti).
Nei giorni 4, 5 e 6
novembre 2006 si svolse il V Congresso dei Radicali Italiani,
che - oltre a mettere in rilievo lo scontro tra la vecchia
guardia, fedele al leader maximo Marco Pannella e le giovani
reclute, rappresentate dall'ex segretario del partito Daniele
Capezzone - rese evidente la fine della esprienza della Rosa nel
Pugno, già data per certa da molto tempo, ma ormai quasi
ufficializzata dal dirigente socialista e capogruppo della RnP
alla Camera dei Deputati
Roberto Villetti
durante il suo intervento al congresso radicale e perfino dal
laeder della RnP e Presidente dell'Associazione PER la Rosa nel
Pugno
Lanfranco Turci.
Anche quest'ultimo infatti, pur essendo capo della componente
della RnP più incline alla continuaziuone del progetto
radical-socialista, riconosce che la crisi della Rosa è in
corso. Lo stesso Turci sottolinea che lo SDI si trova oggi di
fronte ad un bivio: rafforzare l'area
liberal-socialista
italiana ristrutturando completamente il partito o confluire nel
Partito democratico.
Valori
Questi sono alcuni punti del
programma della Rosa nel Pugno:
- Pacs. La proposta
dell’Unione è troppo lacunosa e vaga: è sparito il concetto
di coppia, e non c’è alcuna garanzia pubblicistica, che
invece è assolutamente necessaria per assicurare alle coppie
di fatto (omosessuali o eterosessuali) anche la
reversibilità della pensione, l’eredità, la tutela in caso
di separazione, e così via.
- Divorzio breve.
Semplificazione delle procedure e drastica riduzione dei
tempi per l’ottenimento del divorzio.
- Superamento del
Concordato e dell'Otto per Mille. Non esiste paese
occidentale in cui le gerarchie di una chiesa da una parte
godano di straordinari privilegi (Concordato, esenzioni Ici,
8 per mille, insegnanti di religione scelti dal vescovo e
pagati dallo Stato) e dall’altra intervengano a gamba tesa
nel dibattito politico o addirittura nelle campagne
elettorali.
- Libertà di ricerca
scientifica. Proseguire la battaglia di Luca Coscioni per la
libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali,
contro malattie devastanti.
- Scuola pubblica. No al
finanziamento delle scuole confessionali; abolizione del
valore legale dei titoli di studio.
- Aborto. Possibilità di
ricorso all’aborto farmacologico (RU486); facilitazione
dell’accesso ai metodi contraccettivi e alla pillola del
giorno dopo.
- Droga. Legalizzazione dei
derivati della cannabis; sperimentazione della
somministrazione controllata di eroina.
- Eutanasia.
Legalizzazione, regolamentazione e controllo della
somministrazione, nei casi terminali, di farmaci contro il
dolore anche se a elevato rischio. Interruzione del
mantenimento artificiale in vita, nei casi di coma profondo
e irreversibile, e comunque in quelli in cui non ci sia
ulteriore aspettativa di vita che non sia puramente
vegetativa: la scelta deve essere espressamente indicata in
un apposito testamento biologico da prevedere per ogni
cittadino.
- Prostituzione.
Legalizzazione e controllo, contro lo sfruttamento sessuale.
- Amnistia. Ci vuole una
amnistia, la più ampia possibile, per ridurre di almeno un
terzo il carico processuale della Amministrazione della
Giustizia perché essa possa, liberata da processi meno
gravi, impegnarsi a concludere quelli più gravi. E’
necessario un indulto, di almeno due anni, per sgravare di
un terzo il carico umano che - in tutte le sue componenti,
detenuti, personale amministrativo e di custodia - soffre la
condizione disastrosa delle prigioni. Responsabilità civile
dei magistrati.
- Promozione della
democrazia. Impegno per il cambiamento in senso democratico
di quei paesi del mondo che non garantiscono diritti umani e
civili. Nascita di un Fondo Italiano per la Democrazia e di
un'analoga struttura a livello europeo, sul modello della
NED
americana.
