Le
origini
Il
Movimento per la Rifondazione Comunista,
nasce nel
1991 a
Rimini
dove si svolge il XX e ultimo congresso del
PCI e il
I del
PDS. A
dar vita al Mrc sono una novantina di delegati del XX Congresso
del PCI, che si opponevano al PDS ed erano favorevoli a una
scissione. I fondatori cercano inutilmente di strappare il
vecchio simbolo del PCI al PDS, che lo mantiene, però,
rimpicciolito nel simbolo. Garavini venne eletto coordinatore
nazionale.Nel giro di pochi mesi confluisce nel MRC anche
Democrazia Proletaria
(guidata da
Giovanni Russo Spena),
il gruppo ex-PdUP
di
Lucio Magri
e
Luciana Castellina
(proveniente dal PCI) e il
Partito Comunista d'Italia
(marxista-leninista) - Linea Rossa.
Nelle elezioni amministrative ed in quelle regionali siciliane
dello stesso anno, Rifondazione dimostrò di avere un consenso
intorno al 6%. Nel dicembre 1991, si svolse il I congresso del
PRC, a cui parteciparono ben 1300 delegati. Il congresso decise:
di istituire la figura del segretario nazionale e quella del
presidente; di creare il Comitato Politico Nazionale (Cpn),
erede del vecchio Comitato Centrale del PCI; di autorizzare le
correnti organizzate, vietate di fatto nel PCI. Si deliberò che
per il PRC sarebbe stata prioritaria "la lotta contro la svolta
a destra sul piano istituzionale - la richiesta di impeachment
contro Cossiga ma anche la opposizione ai referendum elettorale
di
Segni; il
rifiuto del sindacato-istituzione con lo sviluppo di una lotta a
fondo contro la finanziaria e le posizioni della
Confindustria;
il no alla
NATO
trasformata in una santa alleanza dei paesi ricchi". Il
congresso, però, a causa di divisioni interne, dovette essere
riconvocato nel gennaio
1992 dove
vennero eletti segretario e presidente del partito
(rispettivamente Garavini e Cossutta). Il 1992 è anche il primo
anno senza
URSS.
Alle
elezioni
il PRC raccoglie oltre 2 milioni di voti (5,6%) alla Camera e si
piazza come quinta forza del Paese. Dopo
Tangentopoli
ed il referendum di
Segni con
cui venne introdotto un sistema elettorale prevalentemente
maggioritario.
Il tutto malgrado il PRC avesse lottato nel referendum per il
"No". Il
6 giugno
si torna alle urne per rinnovare molte amministrazioni comunali,
ma per la prima volta con l'elezione diretta del sindaco. Il PRC
ottiene un buon risultato e a
Torino
raccoglie
più voti
del PDS. Dopo poco inizia lo scontro tra Cossutta e Garavini,
circa i compiti del presidente e del segretario. Garavini forza
i meccanismi decisionali e ben presto viene accusato di
"leaderismo". Nel maggio
1993 la
direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità
d'azione col PDS. La bocciatura suona come una sfiducia al
segretario che, in giugno, rassegnerà le dimissioni.
Lucio Libertini
nominato segretario muore improvvisamente e fino al II congresso
il PRC viene retto da un direttorio.
L'era Bertinotti
Il
10 maggio
1993,
Fausto Bertinotti
lascia polemicamente il Pds insieme ad altri 30 sindacalisti
CGIL.
Bertinotti è in quel momento il leader della corrente
massimalista e minoritaria Essere sindacato della CGIL, ed è un
socialista massimalista. E nel 1991, allo scioglimento del Pci,
essendo giunto al Pci attraserso il
PSIUP,
aveva preferito rimanere nel Pds. Rifondazione e Bertinotti
sembrano destinati a non unirsi. Poi, il
17 settembre,
la svolta: Bertinotti è pronto ad entrare nel PRC e Cossutta lo
vuole subito segretario. Il
23 gennaio
1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di
Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e
Magri. In Cpn Bertinotti ottiene il voto favorevole di 160
membri su 193.
Alleanza dei Progressisti e la sconfitta alle
politiche del '94
Per le elezioni
politiche del
1994,
siccome il nuovo sistema elettorale impone la formazione di una
coalizione in
grado di
competere con il centro-destra (Polo
delle Libertà,
Polo del Buon Governo)
e con il centro (Patto
per l'Italia), viene presentata
l'Alleanza
dei Progressisti che comprende
otto partiti di centro-sinistra, tra cui il PRC. Alle
elezioni
il PRC raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è
quella di centro-destra, che elegge
Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio.
Il
12 giugno,
le prime
elezioni europee
fruttano 6 europarlamentari. Il
17 dicembre
il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il
governo Berlusconi I,
in autonomia da quelle di Lega Nord-Partito
Popolare Italiano e del Pds. Il
22 dicembre
Berlusconi si arrende e si dimette.
La scissione dei Comunisti Unitari
Rifondazione si trovò
divisa circa il dopo-Berlusconi. Nel gennaio
1995 alla
Camera 14 deputati, tra i quali Garavini ed il capogruppo
Famiano Crucianelli,
votano la fiducia al governo di
Lamberto Dini,
ex-ministro berlusconiano, governo voluto da
Lega Nord,
PPI e Pds.
Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da
Oliviero Diliberto.
I dissidenti sosterrano anche la manovra economica bis di Dini
del marzo 1995. Il partito decide di non prendere provvedimenti
disciplinari, ma chiede un "confronto" con l'ala ribelle, ma 14
deputati, 3 senatori, 2 europarlamentari e un gruppo di
dirigenti locali, guidati da Sergio Garavini, Luciana Castellina
e Lucio Magri, escono dal PRC per dar vita al
Movimento dei Comunisti Unitari,
che poi confluirà nel Pds.
La "desistenza" con il centro-sinistra e le
elezioni del 1996
Alle
elezioni regionali del 1995,
Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma
delle pensioni vuolata dal governo Dini. Di conseguenza il
centrosinistra rende disponibile ad un accordo elletorale col
PRC per le politiche dell'anno successivo, ma circa duecento
dirigenti nazionali e locali del partito, sostenuti da
Marco Ferrando
leader della
minoranza trotzkista
si oppongono. Il
25 ottobre
il centro-destra cerca di far cadere il governo Dini con una
mozione di sfiducia, ma la fiducia passa per 9 voti grazie all'astenzione
del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il
successivo dicembre. Il
6 dicembre
Romano Prodi
presenta il programma di governo della coalizione di
centrosinistra. Il PRC boccia il documento insieme ai
Verdi.
Nel febbraio
1996,
però, il Cpn del PRC approva un "patto di
desistenza"
con l'Ulivo. In pratica l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45
collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però
userebbe il vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti. Un
mero patto elettorale che non prevede accordi di governo. Il
21 aprile
il PRC ottiene il suo massimo storico e risulta decisivo alla
Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide
di dare un appoggio esterno al neonato
governo Prodi I.
Solo la deputata
Mara Malavenda
vota contro il governo ed esce dal partito.
La rottura col centro-sinistra e la scissione dei
"Comunisti italiani"
Al III congresso del Prc,
dicembre
1996, la mozione favorevole a "influenzare l'esperienza del
governo Prodi" ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio 1997
Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in
particolare sulle politiche per i metalmeccanici. Il
9 ottobre
Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e
Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi
non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di
governo è formalmente aperta. Il
13 ottobre
PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del
Presidente della Repubblica
Scalfaro.
Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e il governo si
impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di
lavoro a 35 entro il
2001 e a
garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Fra
il dicembre 1997 ed il gennaio
1998
"Liberazione", il quotidiano del partito, vede lo scontro tra il
presidente, Cossutta, favorevole al dialogo con il Pds ed al
sostegno più diretto al governo Prodi, ed il segretario,
Bertinotti, favorevole ad un partito che pungoli continuamente
il governo dall'esterno. Il partito si divide, così, tra
cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex Pci, ed i
bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova
sinistra" e del socialismo
radicale (Dp,
PSIUP,
ecc...). Il
3 settembre
si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per
una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti. Il
16 settembre
il governo presenta la finanziaria 1999, non rendendosi
disponibile a sostanziali modifiche. Nel Comitato Politico
Nazionale del PRC, agli inizi di ottobre, prevale la mozione
anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da
cossuttiani dissidenti e dai
trotzkisti
di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene, invece, 112
voti. Quella di Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24
voti. Il
5 ottobre
Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti
iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il
Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il
governo. Il
9 ottobre,
il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò che la
maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare comunista avrebbe
votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiarò invece
per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cadeva per un
solo voto. Due giorni dopo, i sostenitori della mozione di
Cossutta abbandonarono il PRC e diedero vita al
Partito dei Comunisti Italiani.
Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di
centro-sinistra, prima a guida di
Massimo D'Alema,
poi di
Giuliano Amato,
sostenuti dal PdCI, ma non dal PRC.
Il
nuovo corso
l'elezione di Bertinotti alla
guida del partito e la frattura con i "comunisti italiani"
spingono rifondazione verso la necessità di rinnovare il proprio
bagaglio ideale. Molti eventi, tra il 1999 ed il 2005,
contribuiranno a questi cambiamenti.
Nel marzo 1999 si svolge il IV congresso del PRC, che vede
presentate due mozioni: quella "bertinottiana", sostenuta da
bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e
quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La
prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la
parola "rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito.
Bertinotti non chiude del tutto le porte al centro-sinistra, ma
preferisce puntare su una scelta "movimentista". A giugno le
elezioni europee del 1999
sono un fiasco, il PRC ottine il 4% dei voti (contro l'8% delle
precedenti politiche). Il calo è solo in parte compensato dal 2%
del Pdci. Nel Cpn del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea
di un un "forum" aperto alla "sinistra
antagonista ed ai movimenti
anti-liberisti".
Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno
movimenti", tanto che a
Seattle
per protestare contro il terzo
meeting
dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio, sarà
presente la sola presidente dei
Verdi,
Grazia Francescato.
Il PRC non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti
oragnaizzati dal c.d. "popolo di Seattle durante il
2000. Il
PRC preferì puntare molto sulla Conferenza intergovernativa
dell'Ue di
Nizza del
dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale
parteciparono solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare
in modo nuovo al rapporto con i movimenti. In aprile, alle
elezioni regionali
il PRC preferì fare accordi di desistenza con il
centro-sinistra. Ciò nonostante la
Casa delle Libertà,
la nuova coalizione del centrodestra, vinse in ben 10 regioni su
15.
Le elezioni del 2001
Il
21 gennaio
2001, in
occasione degli 80 anni dalla fondazione del Pci, a
Livorno,
Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice
marxista,
ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di
stalinismo.
Per il
13 maggio
dello stesso anno sono previste le elezioni politiche. Dopo una
lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla
Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di
"non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza
indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il PRC
risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento
del 4%. A
Palazzo Chigi
torna il centro-destra con Berlusconi. Al Senato il mancato
accordo tra Ulivo e PRC, permette ai conservatori di conquistare
ben 40 seggi. Per questo motivo il PRC sarà oggetto di durissime
critiche da parte del centro-sinistra. Il PRC continua nel
dialogo con i movimenti e si rende tra i principali protagonisti
del del Genoa Social Forum (vedi
Fatti del G8 di Genova),
aggregazione di associazioni anti
G8,
creato da
Vittorio Agnoletto,
già candidato dal PRC alla Camera. Il
17 agosto
2001, il governatore della
Banca d'Italia,
spinge per un ripensamento dell'articolo 18 dello Statuto dei
Lavotori, quello che impedisce i licenziamenti senza giusta
causa in imprese sopra i 15 dipendenti. L'idea è accolta
favorevolmente sia dal
ministro per le Attività Produttive,
sia dalla
Confindustria;
mentre un secco no arriva dai sindacati uniti. Bertinotti,
allora, lancia la proposta di un referendum che estenda le
tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15
dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente
dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di
Cesare Salvi,
dalla
Fiom e da
parte della CGIL. Nel frattempo il governo Berlusconi rinuncia a
modificare l'articolo 18.
L'opposizione alla guerra in Iraq ed Afganistan
Dopo l'attacco alle
Torri gemelle di New York ed al Pentagono dell'11.09.2001, gli
USA, il
7 ottobre
2001, attaccarono l'Afghanistan,
guidato dai talebani, ed accusato di difendere i terroristi.
Rifondazione, appelandosi, all'articolo 11 della
Costituzione italiana,
che impedisce all'Italia di fare guerre di aggressione, si
oppone all'invio delle truppe italiane in Afghanistan, un anno
dopo l'attacco Usa. Il
3 ottobre
a votare in parlamento contro l'invio del contingente militare,
saranno solo il PRC, il PdCI, i Verdi e parte dei DS. Il
16 ottobre
il Presidente statunitense
George W. Bush
firma una risoluzione del
Congresso
che autorizza la guerra contro l'Iraq. Il PRC, allora, presenta
in parlamento una sua mozione che chiede un "no" convinto contro
ogni soluzione che preveda la guerra. Il
5 marzo,
Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a
una giornata di digiuno indetta dal
Vaticano
"contro la guerra e il terrorismo". Al Cpn del
15 e
16 dicembre
vengono approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V
congresso del partito. A redigerle è
Paolo Ferrero,
già trotzkista all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che
Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito. Il
3 aprile
viene comunque approvata dal parlamento una mozione sulla guerra
in Iraq. Il centrosinistra presenta tre mozioni distinte. Una di
queste è presentata da PRC, PdCI e Verdi.
L'addio allo stalinismo e la sconfitta al
referendum sull'art.18
Il
4 aprile
2002 si
apre così il V congresso del PRC. Nella sua relazione
introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito "il problema della
costruzione...di un nuovo progetto politico", per "costruire...un'alternativa
di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche
alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del
no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E,
contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire
dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di
trasformare la società capitalistica." Bertinotti ribadisce
anche che "lo stalinismo è incompatibile col comunismo" e pone
come alternativa il modello proposta da
Frei Betto.
Bertinotti propose "di definire questa società con un termine
che riassume, da circa due secoli, le aspirazioni dell'umanità a
un nuovo modo di vivere, più libero, più ugualitario, più
democratico e più solidale. Un termine che - come tutti gli
altri ("libertà", "democrazia", ecc.) - è stato manipolato da
interessi profondamente antipopolari e autoritari, ma che non
per questo ha perduto il suo valore originario ed autentico:
socialismo'. Anche per noi il futuro si chiama socialismo".
Nel frattempo si svolge il referendum per l'estensione dell'art.
18. Il referendum, però, risultò nullo perché a votare andò solo
il 25,5% degli aventi diritto. I "sì" saranno comunque
10.572.538, ma Bertinotti ammetterà il risultato decisamente
negativo. Il
12 ottobre
il PRC partecipa alla tradizionale e
cattolica
Marcia della Pace
Perugia-Assisi.
Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi
alla vera e propria
nonviolenza.
I distinguo sulla politica cubana
Il
29 aprile
2003 alla
Camera si vota sulle misure da prendere contro
Cuba,
colpevole in quei giorni di aver incarcerato 75 oppositori di
destra e averne fucilato altri 3, rei di aver dirottato un
traghetto nel porto de l'Avana.
Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal
PRC e dal PdCI. Solo quella del PdCI non condanna Cuba. Le
risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le
sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il PRC, in
tal modo, inizia l'allontamento dal regime castrista.
Nel Cpn del
3 e
4 maggio,
Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su
Cuba. Il segretario chiarisce che "la questione...sulla pena di
morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena
di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma... Non
credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba". Il
9 maggio
esce un piccolo articolo di
Fulvio Grimaldi
(già giornalista del
Tg3) in
difesa di Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con
Fabrizio Giovenale.
Il caso Castro si riaprirà nel PRC in occasione della
convocazione a
L'Avana
di più di 600 personalità di 70 paesi per un Incontro
Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la
giustizia da tenersi nel giugno 2005. A rappresentare l'Italia,
Cuba invita solo il Pdci ed esclude il PRC, ma accetta comunque
una piccola delegazione della corrente rifondarola di Claudio
Grassi. Il responsabile esteri
Gennaro Migliore
afferma: "È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti
tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti
...Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma
rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella
esperienza".
Verso un nuovo centro-sinistra
Il
6 marzo
invece si arriva a una svolta storica: a Montecitorio tutti i
leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti.
Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite
tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze
di programma. Il
16 maggio
Bertinotti precisa la sua idea di accordo con L'Ulivo: "Rutelli
dice che per vincere è necessario un "patto trasparente" con
Rifondazione? Dice una verità elementare. Noi siamo disponibili
solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule
come la desistenza". Per la prima volta dal 1994, Rifondazione
si dichiara disponibile ad un accordo organico che può anche
tradursi in una presenza del PRC in un prossimo governo di
centro-sinistra. Non, quindi, un semplice appoggio esterno. Il
17 giugno la Direzione Nazionale, riunita per analizzare il
risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove
intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli e 5 contrari
(Ferrando), 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di
"avviare immediatamente un congresso straordinario". Anche il
Cpn del
28 e
29 giugno
sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votata da tutta la
maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1
astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea
lanciata nel 2000 di "rompere la gabbia del centro-sinistra".
Secondo i bertinottiani perché essa è stata rotta; mentre per le
opposizioni interne così facendo il PRC accetta di entrare nella
gabbia e pure in modo docile.
La
scelta nonviolenta
Già al V congresso del 2002,
la nonviolenza è introdotta con la tesi di maggioranza, ma nel
nuovo Statuto non vengono indicati riferimenti alla nonviolenza.
Nell'ottobre 2003 si verifica l'arresto di 8 appartenenti alle
Brigate Rosse che hanno operato tra il 1999 e il 2002. Sul
quotidiano la Repubblica
Sergio Segio,
fondatore di
Prima Linea,
afferma che "le Brigate rosse...sono e coabitano nel Movimento,
hanno infiltrato il sindacalismo di base". A Segio replica
Bertinotti secondo il quale "La scelta non può essere altra che
respingere ogni atto di violenza". Nel frattempo gli scontri in
Iraq
continuavano, il
Campo Antimperialista,
piccolo coordinamento di movimenti di sinistra di vari paesi,
organizzò una manifestazione di solidarietà con i "resistenti"
iracheni. In proposito Bertinotti precisò di aver "chiesto con
molta fermezza, a tutti i firmatari di quell'appello iscritti a
rifondazione di ritirare la loro firma". Nel novembre 2003, con
lettere a vari quotidiani, Bertinotti si dà da fare "per
spiegare il motivo per cui il comunismo e la non violnza che nel
passato sono apparsi e sono stati antinomici, oggi, non possono
che vivere insieme". Nel dicembre 2003, in un convegno sulle
foibe,
premessa la scelta antifascista, Bertinotti sostiene che "le
foibe avvengono per "il trapasso cruento di potere tra regimi
contrapposti". "Le foibe ci possono capitare addosso non solo
per imbarbarimento indotto dall'avversario, ma perché nessuna
cultura forte è immune dalla propensione fondamentalista". Per
Bertinotti è dunque arrivato il momento di fare "una revisione
coraggiosa" sull'"idea del potere" e sull'"idea della violenza"
che hanno caratterizzato l'Unione Sovietica e che Rifondazione
si ritrova in eredità. Rifondazione, nel frattempo, continua
ricerca di un rapporto migliore con la
religione
e col
cattolicesimo
in particolare. L'avvicinamento al cristianesimo non è facile
per un partito erede di Marx, che considerava la religione
"oppio dei popoli". Il PRC deciderà di essere presente alla
prima visita di un pontefice al Parlamento italiano il
14 novembre
2002, scelta contestata dagli ex-compagni del Pdci. Il
16 ottobre
Bertinotti sarà tra i tanti che invieranno auguri a Wojtyla per
i suoi 25 anni di pontificato. Bertinotti, inoltre, circa la
questione se togliere il crocifisso dalle scuole, dirà che "se
dovessimo decidere ex novo, non metterei nessun segno religioso.
Ma un conto è mettere, uno è togliere. E io avrei qualche
difficoltà a togliere il crocifisso". Il
24 dicembre
2003 Liberazione approfondisce l'imminente festività del
Natale
con un articolo di Ritanna Armeni che riabilita esplicitamente
la religione. Scrive l'Armeni: "Oggi non ci sentiremmo di dire
che 'la religione è l'oppio dei popolì". L'operazione è
giustificata come un modo nuovo di essere rivoluzionari,
pacifisti e nonviolenti. Infatti per l'Armeni la religione va
vista come "un messaggio di pace e non di guerra, di dialogo e
non di contrapposizione".
Dalla fine del 2002,
Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti
antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di
fondare "un partito europeo di sinistra alternativa". Non una
nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è
aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il
partito è pressocché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo
il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea,
il
10 gennaio
2004 a
Berlino,
nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del
1918
Rosa Luxemburg
assieme a
Karl Liebknecht
fondò il
Partito Comunista Tedesco.
A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti,
compreso il PRC, che Bertinotti leggerà come "una rottura di
continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare
stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come
elemento di riforma del comunismo medesimo". Si decide altesì,
su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della
Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda
settimana di gennaio.
Al suo ritorno in Italia, Bertinotti trova mezzo partito
contrariato per l'adesione alla Se avvenuta per iniziativa del
solo segretario e senza la consultazione di organi dirigenti. Il
malumore sarà evidente nella Direzione Nazionale del
28 gennaio,
dove l'adesione alla Se passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui
due bertinottiani) e un'astensione. Il
6 e
7 marzo
tocca al Cpn la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e
vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario
passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il
simbolo del PRC, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con
scritto Sinistra Europea. Nello stesso Cpn passa anche la linea
di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì (bertinottiani
e grassiani). Con questo voto positivo, il PRC può partecipare
l'8
e il
9 maggio
a Roma al Congresso fondativo della Se, dove Fausto Bertinotti
viene eletto presidente all'unanimità.
Le
elezioni regionali del 2005 e le elezioni primarie nell'Unione
L'11
ottobre 2004 tutti i partiti de
l'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei
Valori e a Rifondazione Comunista e danno via alla
Grande Alleanza Democratica
(Gad).
Contestualmente la neonata Gad decide di tenere delle elezioni
primarie per trovare un proprio leader "entro febbraio" 2005.
Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di
ferro con la Gad per imporre la candidatura di
Nichi Vendola
come Presidente della Regione
Puglia,
in alternativa a quella dell'esponente de La Margherita
Francesco Boccia.
Il
20 dicembre
si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie
tra Boccia e Vendola per il
16 gennaio
2005. La soluzione primarie per dei candidati presidenti per le
imminenti
elezioni regionali del 2005,
era già stata battuta in
Calabria
il
28 novembre,
ma allora s'era trattato di primari con grandi elettori. A
sorpresa vince Vendola, seppur si strettissima misura e con una
partecipazione al voto scarsa. Due giorni dopo,
18 gennaio,
la Gad a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a
maggio. E
Bertinotti non ritira la sua candidatura, mentre si aggiungono
anche quelle di
Alfonso Pecoraro Scanio
e di
Antonio Di Pietro.
Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il
3 e il
4 aprile
e un nuovo cambio di nome: la Gad diventa
l'Unione.
L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con
Vendola che però è l'unico a vincere con una percentuale
inferiore al 50% e senza essere accompagnato da un successo del
PRC che in Puglia perde voti.
La partecipazione alle elezioni primarie per il candidato
dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di
sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo
dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti, il 14,7%.
VI congresso - La segreteria composta solo da
bertinottiani
Nel 2004 il PRC si
ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti
riesce a far passare le sue proposte in Dn e Cpn con margini
molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone
come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel
Cpn del
30 e
31 ottobre
la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni
contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a
tesi emendabili. Il Cpn del
20 e
21 novembre
licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5
anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di
società") di Bertinotti ottengono il 56% dei voti. La tesi
vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e
conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di
circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le
minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di
tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il
congresso a Bertinotti. Il
3 marzo
al
Palazzo del Cinema
del
Lido di Venezia,
si apre quello che verrà ricordato come il congresso più
violento del PRC. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi
su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciscuno e Bellotti su 11.
Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa
eleggere segretario e che punta a un "ricambio generazionale"
con i giovani che non hanno conosciuto il Partito comunista
italiano o Democrazia proletaria. Negli stessi giorni del
congresso, Pietro Ingrao e
Pietro Folena
(DS) si avvicinano a Rifondazione. Bertinotti viene rieletto dal
Cpn con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 non hanno partecipato al
voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di
coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria sarebbe stata
non più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni),
ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario.
Alla fine del 2005, dopo
tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale
proporzionale, da sempre gradita al PRC, ma stavolta con liste
bloccate. Il Cpn del PRC, a maggioranza, approva le candidature
del partito, tra cui vari indipendenti, come
Francesco Caruso,
noto leader newglobal, e la
transgender
Vladimiro Guadagno in arte
Vladimir Luxuria.
Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito)
vengono anche assicurati 9 pari ad appena il 14%. Trova posto in
Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista.
La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi
dichiarerà di lì a poco, di stare con i resistenti iracheni
anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria
nazionale escluderà, allora, Ferrando dalle elezioni,
sostituendolo con la cattolica pacifista
Lidia Menapace.
Alle elezioni politiche del
9 e
10 aprile
2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione
Comunista ottiene un grande successo al
Senato della Repubblica
con il 7,4%, mentre alla
Camera dei Deputati
conferma la sua forza con il 5,8%. Grazie alla nuova
legge elettorale,
Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di
seggi: 52 in più rispetto al
2001, (41
deputati e 27 senatori). In
Basilicata,
per la prima volta, il PRC elegge un senatore ed in
Sardegna
passa dal 4 all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati
migliori che in quelle rurali, ad esempio a
Napoli,
il PRC ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il PRC si
posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando
la Margherita.
È successo a
Roma, con
il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a
Livorno
che supera il 18%, a
Firenze
con l'11%, a
Pisa con
il 12%, a
Perugia e
a
Lucca con
il 10%.
Fausto Bertinotti
il
29 aprile
viene eletto
Presidente della Camera dei Deputati
alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il Cpn del
7 maggio
elegge
Franco Giordano
nuovo Segretario Nazionale del Partito.
La scissione di PC-ROL e del PCL
Al VI congresso del
partito la corrente "Progetto comunista" aveva ottenuto il 6,5%
dei voti. Era la corrente del partito con le posizioni più
estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e dichiaratamente
trotskista,
il suo portavoce era
Marco Ferrando.
Riferimento internazionale dell'area è il Coordinamento per la
Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione
trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel
1997 con
sede a
Buenos Aires.
Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi
dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si è
divisa: all'ultima conferenza nazionale dell'Associazione
Marxista Rivoluzionaria - Progetto Comunista un gruppo di
militanti capeggiati da Francesco Ricci (terzo firmatario della
mozione, proposto dai suoi sostenitori come candidato alla
Camera in rappresentanza dell'area al posto di Ferrando al
Senato) hanno abbandonato i lavori congressuali fondando un
nuovo gruppo, che nel
22 aprile
2006 uscirà dal PRC:
PC-ROL
(poi
Partito di Alternativa Comunista),
aderente alla Lega Internazionale dei Lavoratori. Il 18 giugno
2006 anche il resto della corrente, guidata da Ferrando,
abbandona il PRC e da vita al
Partito Comunista dei Lavoratori
(salvo un piccolo gruppo capeggiato da
Marco Veruggio
e
Bruno Manganaro,
che costituisce la "Sinistra del PRC"). Nel dicembre 2006 esce
dal PRC anche il gruppo guidato da
Luigi Izzo
(PC-Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003)
che prenderà il nome di
Associazione Unità Comunista.
Il
Prc al governo
Il
17 maggio
nasce il
governo Prodi II
e, per la prima volta in 15 anni di vita, il Prc vi aderisce con
una sua delegazione. Unico ministro del Prc è
Paolo Ferrero,
ministro della Solidarietà Sociale.
Patrizia Sentinelli
è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono
Alfonso Gianni
(Attività Produttive),
Franco Bonato
(Interno),
Danielle Mazonis
(Beni Culturali),
Donatella Linguiti
(Pari Opportunità),
Laura Marchetti
(Ambiente) e
Rosy Rinaldi
(Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla
Camera è
Gennaro Migliore.
Al
Senato
capogruppo è
Giovanni Russo Spena.
Pur mantenendo coerentemente gli impegni di sostegno del
governo, Rifondazione si fa costantemente promotrice delle
istanze dei movimenti pacifisti, dei movimenti operai e della
lotta alla precarietà. In tal senso venne criticata la scelta di
alcuni esponenti del partito di partecipale alle manifestazioni
di piazza contro la legge Finanziaria dell 2007.
A
dicembre
viene lanciata l'idea di una "Conferenza di organizzazione" per
la fine di
marzo
2007.
L'idea è quella di svolgere delle assemblee di partito di ogni
grado come in un congresso, dove poter però verificare lo stato
di salute del partito. Nel
febbraio
2007 a seguito della scelta unilaterale del
Presidente del Consiglio
di dare il nulla osta all'allargamento della base Usa di
Vicenza,
Rifondazione partecipa attivamente alla manifestazione che si
tiene il 17 febbraio 2007 e dove vede scendere per le vie di
Vicenza oltre 100.000 persone manifestanti pacificamente il loro
dissenso. Il
21 febbraio
Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata
dalla mancanza di maggioranza al Senato. Tale situazione è
scaturita dalla decisione di astenersi da parte di tre senatori
a vita, che in modo determinante provocano la bocciatura della
mozione sulla politica estera presentata dal Ministro
Massimo D'Alema.
In questo contesto si scatena una polemica sul fatto che il
senatore
Franco Turigliatto,
dissidente sulla politica estera del governo, non partecipa al
voto. Il senatore viene espulso dal partito e il PRC ricercherà
di ricomporre l'alleanza con la parte moderata dell'Unione, ma
anche Bertinotti intuisce che tra i moderati dell'Unione si vuol
accelerare per espellere dalla coalizione Prc, Pdci e Verdi e
trovar accordi con l'Udc e altri settori di centro. Il
25 febbraio
Bertinotti lancia dalla prima pagina di Liberazione l'idea di
riunire la sinistra per salvarla, cosa che veniva già proposta
dal Pdci fin dal 2000, e che il Prc voleva già concretizzare con
la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La
novità sta nel fatto che nell'intervista Bertinotti non cita mai
la Sinistra Europea e non pone ostacoli ad un ingresso del Pdci,
visto sempre con diffidenza dai dirigenti di Rifondazione e al
quale Giordano nell'ottobre
2006 aveva detto no a proposte di riunificazione o
confederazione anche all'interno della Sinistra Europea.
Correnti
-
Bertinottiani, "L'alternativa di società": Non costituisce
una vera e propria corrente organizzata in quanto comprende
alcuni
ingraiani
usciti dal PCI (tra cui Bertinotti stesso), una componente
ex-cossuttiana capeggiata da
Graziella Mascia
e
Aurelio Crippa
(aperta al dialogo con l'Ulivo) e la vecchia maggioranza
movimentista di Democrazia Proletaria guidata da
Paolo Ferrero
e da
Giovanni Russo Spena.
Propone una rifondazione del comunismo attraverso la
contaminazione culturale con il
movimenti No-global
ed una radicale revisione teorica del comunismo fondata
sull'apertura alle culture del pacifismo, della non
violenza, del femminismo e dell'ambientalismo.
Particolarmente netta è la condanna di ogni degenerazione
totalitaria del comunismo, dello
stalinismo
e del
socialismo reale.
Sostiene la necessità dell'ingresso di Rifondazione in un
governo di centrosinistra. Al congresso
2005
ha raccolto il 59% dei voti.
Documento al Congresso
- L'Ernesto, "Essere
comunisti": prende il nome dalla rivista della corrente,
diretta dal senatore Fosco Giannini, ed ha come leader
Claudio Grassi.
In parte è la riorganizzazione dell'ala sinistra della
vecchia corrente di Cossutta, quando questi era ancora
presidente di Rifondazione e non del
PdCI.
Non si riconosce nella posizione ultracritica assunta dal
vertice del partito nei confronti dell'esperienza storica
del comunismo novecentesco. Sostiene la necessità della
partecipazione di Rifondazione alla coalizione de L'Unione
ma non necessariamente del suo ingresso al governo, senza
precisi vincoli programmatici. L'area esprime una critica al
progetto della Sinistra europea, giudicato non marxista ed
escludente delle forze comuniste europee. Al sesto congresso
ha ottenuto il 26% dei voti.
Documento al Congresso
-
Sinistra Critica:
chiamata anche Erre (dalla rivista), che ha come leader il
senatore
Luigi Malabarba.
Erede della corrente fondata da
Livio Maitan
Bandiera rossa (dal nome della rivista), è contraria alle
posizioni di Prodi e si oppone all'entrata del PRC in un
possibile governo di centrosinistra. Si dichiara innovatrice
e movimentista. Il riferimento internazionale della corrente
è il
Segretariato Unificato
della
Quarta Internazionale,
una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste
di cui fu dirigente lo stesso Maitan. All'ultimo congresso
si è attestata al 6,5%.
Documento al congresso
- FalceMartello:
prende il nome della rivista che la appoggia. Anche questa
corrente si professa trotzkista. Propone il fronte unico dei
partiti di sinistra (DS, PRC e PdCI) con un programma di
trasformazione sociale e di difesa dei diritti dei
lavoratori; di conseguenza sostiene la rottura col "centro
borghese" di Prodi e si oppone alla coalizione de L'Unione.
FalceMartello a livello internazionale si appoggia alla
tendenza di
Alan Woods
e
Ted Grant,
il
Comitato per un'Internazionale
Marxista. Il primo
firmatario della mozione congressuale (1,6% dei voti) è
stato
Claudio Bellotti.
Documento al Congresso
- Controcorrente:
corrente nata il
16 dicembre
2006
per sostituire quella che fu Progetto Comunista di Marco
Ferrando. Può contare su tre membri in Cpn (Marco
Veruggio,
Alì Ghaderi,
Luigi Minghetti)
già organici alla corrente di Ferrando. Si assestano sulle
vecchie posizioni di Ferrando, dal quale dissentirono sulla
necessità di uscire dal Prc dopo l'approdo di quest'ultimo
al governo.
