LA MARGHERITA

Democrazia è Libertà - La Margherita, meglio nota come La Margherita (DL), è un partito politico italiano appartenente all'area centrista, che nasce dall'incontro in un unico soggetto moderatamente riformista di forze ideologicamente legate al filone delle culture cattolico-popolare, liberaldemocratica e socialdemocratica, con all'interno anche un'area che fa riferimento all'associazionismo ambientalista ed alla convinta ispirazione europeista. L'attuale presidente nazionale è Francesco Rutelli. Il partito è membro fondatore de L'Ulivo, il soggetto politico che sta alla base della coalizione politica del centro-sinistra italiano, denominata L'Unione. Nell'ambito di questo progetto, stringe un rapporto di collaborazione con i Democratici di Sinistra. A livello europeo, La Margherita aderisce al Partito Democratico Europeo ed all'Alleanza dei Democratici Americani ed Europei. I colori ufficiali del partito sono l'azzurro e il verde.

La Margherita del 2001

Una lista denominata La Margherita si era già presentata sulla scena politica italiana in occasione delle elezioni politiche del 13 maggio 2001. Si trattava, all'epoca, di un'alleanza di partiti che avevano sostenuto la candidatura di Francesco Rutelli a presidente del Consiglio. Alla lista aderirono:

L'UDEUR di Clemente Mastella invece, pur aderendo in un primo momento a tale "federazione del centro", quando gli altri decisero di fondersi definitivamente in un partito unitario, preferì (nella quasi totale maggioranza) tirarsi fuori e proseguire la sua strada autonomamente, seppur rimanendo sempre all'interno dell'alleanza di centro-sinistra.

La sconfitta del 2001

Nella corsa a Palazzo Chigi, nel 2001, la coalizione dell'Ulivo che sostiene Rutelli esce sconfitta. Silvio Berlusconi è eletto presidente del Consiglio e costituisce un governo di centrodestra. La Margherita ottiene, però, un buon risultato elettorale (14,5% dei consensi) e decide di costituire dapprima gruppi parlamentari unitari, poi di dare vita ad un unico soggetto politico: così Ppi, i Democratici e Rinnovamento Italiano si sciolgono formalmente e confluiscono nel nuovo partito. La Margherita iniziò così a rappresentare sempre più una vasta cultura riformista di centro che un'unica ideologia ed infatti fin dal congresso costitutivo si dichiarò partito trasversale, fondato sull'incontro tra il filone culturale cattolico-popolare, quello liberal-democratico e quello socialdemocratico, ma allo stesso tempo strutturato come partito aperto verso qualunque gruppo o qualunque associazione politica o culturale che sia condividesse ideali moderato-riformisti. L'operazione ebbe successo e poco dopo la fondazione entreranno nel partito anche altri gruppi provenienti dall'associazionismo, dal volontariato ed ancora dall'area ambientalista, laica, dal liberalismo riformista (Valerio Zanone) e dalla cultura social-riformista (Enrico Manca e Giusi La Ganga). La Margherita, dall'opposizione del governo di centrodestra, tenta di ricomporre l'unità del centrosinistra, evidenziando i "fallimenti" della politica berlusconiana e della CdL. Contemporaneamente, il partito lavora per la discesa in campo di una nuova leadership del centro-sinistra, incarico che viene affidato a Romano Prodi, nel frattempo presidente della Commissione Europea. Prodi aveva già battuto Berlusconi alle elezioni politiche del 1996.

Il progetto unitario "Uniti nell'Ulivo" alle elezioni Europee

In occasione delle elezioni europee del 2004, Prodi propone a tutti gli alleati di presentarsi sotto un unico simbolo, il simbolo dell'Ulivo, con il quale il centro-sinistra aveva vinto le elezioni politiche del 1996. La proposta viene accolta oltre che dalla Margherita, dai Democratici di Sinistra, dai Socialisti Democratici Italiani e dal piccolo Movimento Repubblicani Europei.Nasce la lista "Uniti nell'Ulivo" che alle europee ottiene il 31% dei consensi. Obiettivo principale della lista unitaria consisteva nel dare una spinta riformista alla politica europea ed assicurare la presenza, nel Parlamento europeo, di un gruppo di deputati filo-europeisti, distinto dai tradizionali gruppi parlamentari (Popolari, Socialisti, Liberali). Prima della nascita della Margherita, i Democratici e Rinnovamento aderivano all'ELDR ed il PPI al PPE. Dopo le elezioni del 2004 la Margherita, volendo mantener fede al progetto di creare una nuova famiglia europea, decide di non aderire né all'una né all'altra formazione, ma, insieme con l' UDF francese, dà vita al Partito Democratico Europeo e, nel Parlamento Europeo, aderisce al neonato gruppo dell'ALDE con una delegazione di 7 eurodeputati.

La "Fed" e la vittoria delle Regionali

I partiti della lista unitaria, nel frattempo, decidono di dare vita ad una federazione, delegando ad organi sovra-partitici le competenze in materia di riforme costituzionali e politica estera ed internazionale. All'interno della Federazione dell'Ulivo la Margherita conta 4 dei 12 componenti della presidenza. Intanto, in vista delle elezioni regionali che interessano 14 delle 20 regioni italiane e dell'appuntamento governativo del 2006, la coalizione di centro-sinistra si allarga inglobando anche il movimento liberal-legalitario Italia dei Valori ed il Partito della Rifondazione Comunista, acquisendo così la nuova denominazione de L'Unione. I partiti della Fed decidono quindi di presentarsi sotto il simbolo de L'Ulivo in 9 regioni, mentre concorrono autonomamente nelle altre 5: la Fed raccoglie un 34,2% (nelle 9 regioni), mentre la Margherita è al 13,1% (sulla base delle 5). La Margherita consolida successivamente la propria forza elettorale anche in Sicilia, alle elezioni amministrative che interessano molti comuni.

Un primo no alla lista de L'Ulivo

La decisione di Ds e Sdi di non abbandonare il Partito del Socialismo Europeo per dar vita ad una nuova formazione politica europea, il buon risultato ottenuto dalla Margherita alle elezioni regionali e la convinzione di poter sottrarre più voti al centro-destra, spingono il partito a rifiutare la proposta di Prodi di presentarsi con la lista unitaria anche alle politiche del 2006. Questa scelta provoca un acceso dibattito all'interno del partito. All'assemblea nazionale, tenuta all'indomani delle elezioni regionali, Rutelli propone di correre col simbolo della Margherita alle Politiche del 2006 e la sua mozione conquista l'80% dei voti dei delegati. In questo quadro la Margherita si spacca in due componenti principali: i sostenitori di Rutelli (i 'centristi') e gli 'ulivisti' guidati da Arturo Parisi, che minacciano in un primo momento di uscire dal partito, ma che poi decidono di perseguire l'impegno per la nascita di un partito unitario di centrosinistra dall'interno del La Margherita. Proprio per stemperare la tensione tra centristi ed ulivisti si distinse all'interno delle posizioni centriste un terzo gruppo detto dei pontieri. (Per approfondire vedi la sezione "I gruppi interni")

Le primarie e la lista unitaria

La decisione di non presentare la lista unitaria alle elezioni politiche spinge Romano Prodi a rilanciare la proposta delle elezioni primarie per scegliere "ufficialmente" il candidato premier dell'Unione e dare, così, allo stesso una maggiore autonomia rispetto ai partiti. Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: la Margherita, come gli altri partiti della Fed, sostiene Romano Prodi, che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l'investitura di candidato premier della coalizione. Il presidente Rutelli, preso atto dell'elevato numero (4 milioni e 300 mila) di cittadini che hanno preso parte alle elezioni primarie e dell'ampio consenso ottenuto da Romano Prodi, rivede la decisione di non presentare una lista unitaria alle elezioni politiche del 2006, proponendo all'assemblea nazionale del partito il rilancio di una lista unitaria, ma ponendo come vincolo l'inizio del processo di costituzione del Partito Democratico, con il conseguente abbandono delle tradizionali famiglie politiche europee. I DS, pur ribadendo il loro legame al PSE, accettano la proposta mentre lo SDI, avendo iniziato la costituzione di una lista radical-socialista con i Radicali, abbandona il progetto. L'accordo viene sancito il 27 e 28 ottobre 2005, quando l'assemblea federale del partito approva all'unanimità la relazione di Rutelli che sostiene: "L’Assemblea Federale impegna il partito a promuovere una lista unitaria alla Camera dei Deputati, basata innanzitutto su un’intesa tra DS e DL e guidata da Romano Prodi, come primo passo in questa direzione. L’Assemblea Federale impegna altresì il partito a presentare proprie liste al Senato, confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell’ambizioso progetto unitario". Dunque, il traguardo finale di questo progetto è la costituzione del Partito Democratico.

Le elezioni del 2006 e il "Partito Democratico"

Si svolgono le elezioni. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL - di ottenere due seggi in più. Il risultato elettorale della Margherita non è molto entusiasmante: consegue al Senato 3,6 milioni di voti (10,7%) posizionandosi come il quarto partito italiano, alle spalle di Forza Italia, DS e AN. Alle elezioni del 2001, la formazione aveva raggiunto il 14,5% seppure costituita da un'intesa con altre forze politiche, tra cui l'Udeur (1,6%), ora autonome. Ad abbassare il risultato della Margherita hanno contribuito, del resto, le decisioni di due governatori regionali, del Friuli Venezia Giulia e della Calabria, Riccardo Illy e Agazio Loiero e dell'ex sindaco Palermo, Leoluca Orlando, che, in polemica con i vertici del partito, hanno supportato altre formazioni. I risultati elettorali, e il fatto che il simbolo dell'Ulivo abbia raccolto più voti della sommatoria Ds-Margherita, pone come tema centrale la costituzione del grande partito unitario, il "Partito Democratico", tant'è che a livello parlamentare viene già costituito un unico gruppo di deputati e senatori, il gruppo dell'Ulivo. La leadership del nuovo partito unitario è materia contesa negli ambienti dei due partiti fondatori: il segretario dei DS, Piero Fassino propone il metodo delle elezioni primarie per la scelta del futuro segretario; Rutelli sostiene che il leader unico debba essere Prodi. In vista della costruzione del Partito Democratico sono state presentate due mozioni che avevano come firmatari rispettivamente Rutelli e Parisi. Per evitare però polemiche interne e divisioni, è stata stilata un'unica mozione che punta all'avvio della costruzione del partito dopo il congresso del 2007 e la nascita del nuovo soggetto politico nel 2008. Viene citato lo strumento delle primarie come mezzo da utilizzare per la scelta del nuovo leader

La Margherita nel governo Prodi 2006

La rappresentanza della Margherita a livello governativo è formata da 8 ministri (tra cui un vicepresidente del Consiglio) più 3 viceministri e 16 sottosegretari.

I viceministri sono:

La stagione congressuale 2006/07 e la Mozione unitaria

I congressi dei vari livelli del partito inizieranno a gennaio 2006. Il gruppo vicino all'attuale presidente Rutelli aveva lavorato all'ipotesi di una mozione unitaria, che portasse il partito compatto all'appuntamento con il Pdi. Il mandato esplorativo tra le varie tendenze interne era stato affidato ad Antonello Soro, coordinatore nazionale. L'ipotesi, tuttavia, in un primo momento, sfumò. Il 20 novembre 2006, Arturo Parisi, leader degli ulivisti, e Willer Bordon avevano presentato una mozione autonoma, intitolata "Ulivisti per il Partito Democratico", nella quale si auspicava lo scioglimento del partito entro il gennaio 2008, per evitare che si giunga all'ipotesi di una federazione Ds-Margherita. Di conseguenza, i "centristi" del partito (popolari e rutelliani) avevano presentato una mozione propria. Tra la due mozioni non esistevano differenze notevoli se non sulla gradualità di avvicinamento al Pdi e sulla collocazione europea del nuovo soggetto, con rutelliani e popolari contrari all'adesione al Pse e gli ulivisti possibilisti. Proprio le esigue differenze tra le due mozioni, nonché il desiderio del leader Francesco Rutelli di arrivare compatti al Pd, ha fatto sì che gli Ulivisti-DL abbiano ritirato la loro mozione ed abbiano aderito alla mozione-Rutelli, in seguito a qualche sua modifica.

I gruppi interni

Il partito non ha mai avuto vere e proprie correnti organizzate al suo interno, se non gruppi facenti capo ai suoi leaders più rappresentativi (rutelliani, mariniani, castagnettiani, parisiani, franceschiniani, demitiani ecc.) All'indomani dell'Assemblea federale, tuttavia, in cui si doveva scegliere l'adesione o meno alla lista unitaria dell'Ulivo per le elezioni politiche, si delinearono tre tendenze:

  • centristi (vicini alle posizioni del leader Francesco Rutelli e di Franco Marini), che votarono contro all'adesione; rappresentavano circa l'80% degli iscritti;
  • ulivisti (altrimenti detti "prodiani" guidati da Arturo Parisi e vicini alle posizioni di Romano Prodi), a favore della lista unitaria, che divennero ben presto una corrente organizzata;
  • pontieri, minuscola tendenza intermedia, capeggiata da Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Enrico Letta, che mirava alla conciliazione nel partito e al raggiungimento di una posizione condivisa.

In ogni caso, si tratta di divisioni che furono superate nei mesi successivi, quando si deliberò il sì alla lista unitaria, e successivamente ancora quando tutto il partito - alla luce dei risultati delle elezioni politiche del 2006 - si espresse favorevolmente alla nascita del "Partito Democratico".

Valori

Nella Carta dei valori della Margherita si legge:

"Democrazia e libertà" ...I DLM non nascondono l’ambizione di ideare e praticare un riformismo declinato al futuro, affidato al protagonismo di persone, famiglie, associazioni, imprese, cioè dei soggetti che abitano la società civile, al riparo da derive stataliste e dirigiste. ...In definitiva, una democrazia più ricca e un riformismo più moderno, perché affidati meno allo Stato e ai partiti e più agli attori sociali; o comunque affidati a partiti e istituzioni raccordati a una società civile fattasi adulta... Libertà chiama democrazia non solo nella sua accezione politica, ma anche in quella sociale. Essa prescrive concrete politiche mirate all'uguaglianza e all'estensione delle opportunità. Nel segno della solidarietà e, insieme, della responsabilità... La democrazia, infatti, non è un modello, un progetto definito di società, ma è il modo più umano fin qui prodotto dalla storia in cui il potere, necessario in tutte le società, può concorrere alla liberazione dell’uomo. Il contributo della politica alla liberazione è limitato, non esclusivo, né totalizzante; è altro e distinto da quello delle formazioni primarie come la famiglia e la comunità, dell’economia, della scienza, della religione ed in generale di ogni funzione o sfera sociale, ciascuna delle quali a sua volta può assumere assetti che più o meno concorrono (o non concorrono affatto) alla liberazione in una società avanzata. Concorrono alla liberazione il mercato concorrenziale invece del monopolio, la scienza fallibile invece della ideologia, il regime familiare di pari responsabilità e diritti invece delle gerarchie di sottomissione personale della donna, la religione come scelta di fede personale e libera anziché il fondamentalismo... Quello della =legalità= è un altro principio-valore cardine per “Democrazia è Libertà”... Tra i punti qualificanti dell'agenda politica di “Democrazia è Libertà” sta dunque un impegno fattivo e concorde per la giustizia, nel segno di una legalità forte, equilibrata, serena.

Laicità, fede religiosa e democrazia Una democrazia che si identifica con la libertà comporta la "riduzione della politica allo stato laicale". Le esperienze democratiche più avanzate si sono storicamente avvalse del contributo delle fedi religiose, quando si è creato un ambiente socio-culturale in cui è stato possibile effettivamente conciliare spirito religioso e spirito di libertà. Queste stesse esperienze mostrano come sia necessario annoverare, tra le fedi capaci di sostenere la dinamica democratica, tradizioni di pensiero laico e pragmatico che si sono sviluppate storicamente in rapporto con la tradizione culturale e spirituale giudeo-cristiana. Queste esperienze si oppongono sia alle degenerazioni ateo-assolutistiche che a quelle integristico-fondamentaliste. “Democrazia è Libertà” scommette sulla valorizzazione del rapporto fra credenti e non credenti nel solco del superamento degli "storici steccati". Tocca ai non credenti riconoscere che l'esperienza religiosa, lungi dall'essere un residuato storico destinato all'estinzione, può rappresentare un fermento che vivifica la vita democratica; tocca ai credenti riconoscere che le convinzioni religiose non possono essere imposte per legge a chi non le condivida e i valori che scaturiscono da una visione religiosa possono sì ispirare l'azione politica e legislativa, ma restano pur sempre distinti dall'ordinamento giuridico: la cornice delle norme deve rispettare il pluralismo delle convinzioni individuali.

La crisi degli attori e dell'assetto politico tradizionale non intacca l'attualità e il valore di idee, principi e culture che fanno della libertà e della democrazia la propria insegna. Su di esse, anzi, può far leva un'iniziativa forte, efficace, nella quale storie diverse convergano per cimentarsi con la nuova realtà. A partire dalla fedeltà ai principi ed ai valori richiamati nella Costituzione della Repubblica Italiana e nella Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione Europea ( dignità umana, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia), che di quelle culture sono figlie, “Democrazia è Libertà” aspira a raccogliere e ad attualizzare il meglio delle tradizioni e delle sensibilità democratiche e riformatrici che hanno plasmato la storia politica italiana ed europea. Esse si combinano tra loro nelle storie delle formazioni che concorrono a darle vita, nel segno di una fedeltà creativa ai loro principi ispiratori. Tra le nostre radici figurano: il popolarismo con la centralità che esso conferisce ai valori della persona, della famiglia e delle comunità originarie; la concezione liberal-democratica, che scommette sull'autonomia e sul protagonismo del soggetto; nonché la sensibilità socialdemocratica, che si fa carico dell'effettività e dell'universalità dei diritti di cittadinanza, e quella ambientalista, espressiva di un'attenzione sempre più matura alla sostenibilità e alla qualità dello sviluppo. Tale gene democratico e riformatore fa di “Democrazia è Libertà” un soggetto particolarmente sensibile, aperto e ricettivo verso ciò che di vitale scaturisce dai nuovi movimenti che sanno rivisitare i vecchi diritti e ne propugnano di nuovi, sfidando la politica a misurarsi con la vita quotidiana e con l'intero spettro dell'esperienza umana. La sintesi tra le culture riformatrici raccolte all’interno di “Democrazia è Libertà” si contraddistingue, nell'ambito dell'Ulivo, per una singolare sensibilità nell'interpretare nuove istanze ed attese: l'accento sulla responsabilità personale; la dimensione relazionale nella concezione stessa dei diritti individuali; la sensibilità al valore delle comunità e delle autonomie sociali; il riconoscimento del carattere originario delle autonomie locali e delle loro espressioni istituzionali, a cominciare dal Comune; la consapevolezza dei limiti allo sfruttamento delle risorse naturali.

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