In occasione delle
elezioni europee
del
2004,
Prodi propone a tutti gli alleati di presentarsi sotto un unico
simbolo, il simbolo dell'Ulivo, con il quale il centro-sinistra
aveva vinto le elezioni politiche del 1996. La proposta viene
accolta oltre che dalla Margherita, dai
Democratici di Sinistra,
dai
Socialisti Democratici Italiani
e dal piccolo
Movimento Repubblicani Europei.Nasce
la lista "Uniti
nell'Ulivo" che alle europee
ottiene il 31% dei consensi. Obiettivo principale della lista
unitaria consisteva nel dare una spinta riformista alla politica
europea ed assicurare la presenza, nel
Parlamento europeo,
di un gruppo di deputati filo-europeisti, distinto dai
tradizionali gruppi parlamentari (Popolari, Socialisti,
Liberali). Prima della nascita della Margherita, i Democratici e
Rinnovamento aderivano all'ELDR
ed il PPI al
PPE. Dopo
le elezioni del
2004 la
Margherita, volendo mantener fede al progetto di creare una
nuova famiglia europea, decide di non aderire né all'una né
all'altra formazione, ma, insieme con l'
UDF
francese,
dà vita al
Partito Democratico Europeo
e, nel
Parlamento Europeo,
aderisce al neonato gruppo dell'ALDE
con una delegazione di 7 eurodeputati.
La "Fed"
e la vittoria delle Regionali
I partiti della lista
unitaria, nel frattempo, decidono di dare vita ad una
federazione, delegando ad organi sovra-partitici le competenze
in materia di riforme costituzionali e politica estera ed
internazionale. All'interno della
Federazione dell'Ulivo
la Margherita conta 4 dei 12 componenti della presidenza.
Intanto, in vista delle
elezioni regionali
che interessano 14 delle 20 regioni italiane e dell'appuntamento
governativo del
2006, la
coalizione di centro-sinistra si allarga inglobando anche il
movimento
liberal-legalitario
Italia dei Valori
ed il
Partito della Rifondazione Comunista,
acquisendo così la nuova denominazione de
L'Unione.
I partiti della Fed decidono quindi di presentarsi sotto il
simbolo de
L'Ulivo
in 9 regioni, mentre concorrono autonomamente nelle altre 5: la
Fed raccoglie un 34,2% (nelle 9 regioni), mentre la Margherita è
al 13,1% (sulla base delle 5). La Margherita consolida
successivamente la propria forza elettorale anche in
Sicilia,
alle elezioni amministrative che interessano molti comuni.
Un
primo no alla lista de L'Ulivo
La decisione di Ds e Sdi
di non abbandonare il
Partito del Socialismo Europeo
per dar vita ad una nuova formazione politica europea, il buon
risultato ottenuto dalla Margherita alle elezioni regionali e la
convinzione di poter sottrarre più voti al
centro-destra,
spingono il partito a rifiutare la proposta di Prodi di
presentarsi con la lista unitaria anche alle politiche del
2006.
Questa scelta provoca un acceso dibattito all'interno del
partito. All'assemblea nazionale, tenuta all'indomani delle
elezioni regionali, Rutelli propone di correre col simbolo della
Margherita alle
Politiche del 2006
e la sua mozione conquista l'80% dei voti dei delegati. In
questo quadro la Margherita si spacca in due componenti
principali: i sostenitori di Rutelli (i 'centristi') e gli 'ulivisti'
guidati da
Arturo Parisi,
che minacciano in un primo momento di uscire dal partito, ma che
poi decidono di perseguire l'impegno per la nascita di un
partito unitario di
centrosinistra
dall'interno del La Margherita. Proprio per stemperare la
tensione tra centristi ed ulivisti si distinse all'interno delle
posizioni centriste un terzo gruppo detto dei pontieri. (Per
approfondire vedi la sezione "I
gruppi interni")
Le
primarie e la lista unitaria
La decisione di non
presentare la lista unitaria alle elezioni politiche spinge
Romano Prodi a rilanciare la proposta delle elezioni primarie
per scegliere "ufficialmente" il candidato premier dell'Unione
e dare, così, allo stesso una maggiore autonomia rispetto ai
partiti. Le primarie si svolgono il
16 ottobre
2005 con
sette candidati: la Margherita, come gli altri partiti della Fed,
sostiene
Romano Prodi,
che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l'investitura di
candidato premier della coalizione. Il presidente Rutelli, preso
atto dell'elevato numero (4 milioni e 300 mila) di cittadini che
hanno preso parte alle
elezioni primarie
e dell'ampio consenso ottenuto da
Romano Prodi,
rivede la decisione di non presentare una lista unitaria alle
elezioni politiche del
2006,
proponendo all'assemblea nazionale del partito il rilancio di
una lista unitaria, ma ponendo come vincolo l'inizio del
processo di costituzione del
Partito Democratico,
con il conseguente abbandono delle tradizionali famiglie
politiche europee. I
DS, pur
ribadendo il loro legame al
PSE,
accettano la proposta mentre lo
SDI,
avendo iniziato la costituzione di una lista radical-socialista
con i
Radicali,
abbandona il progetto. L'accordo viene sancito il
27 e
28 ottobre
2005,
quando l'assemblea federale del partito approva all'unanimità la
relazione di Rutelli che sostiene: "L’Assemblea Federale impegna
il partito a promuovere una lista unitaria alla
Camera dei Deputati,
basata innanzitutto su un’intesa tra DS e DL e guidata da
Romano Prodi,
come primo passo in questa direzione. L’Assemblea Federale
impegna altresì il partito a presentare proprie liste al
Senato,
confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso
della costruzione dell’ambizioso progetto unitario". Dunque, il
traguardo finale di questo progetto è la costituzione del
Partito Democratico.
Le
elezioni del 2006 e il "Partito Democratico"
Si svolgono le elezioni.
Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti
alla
Camera dei deputati,
dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL.
Al
Senato,
si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che
consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL
- di ottenere due seggi in più. Il risultato elettorale della
Margherita non è molto entusiasmante: consegue al
Senato
3,6 milioni di voti (10,7%) posizionandosi come il quarto
partito italiano, alle spalle di
Forza Italia,
DS e
AN. Alle
elezioni del 2001,
la formazione aveva raggiunto il 14,5% seppure costituita da
un'intesa con altre forze politiche, tra cui l'Udeur (1,6%), ora
autonome. Ad abbassare il risultato della Margherita hanno
contribuito, del resto, le decisioni di due governatori
regionali, del
Friuli Venezia Giulia
e della
Calabria,
Riccardo Illy
e
Agazio Loiero
e dell'ex sindaco
Palermo,
Leoluca Orlando,
che, in polemica con i vertici del partito, hanno supportato
altre formazioni. I risultati elettorali, e il fatto che il
simbolo dell'Ulivo abbia raccolto più voti della sommatoria
Ds-Margherita, pone come tema centrale la costituzione del
grande partito unitario, il "Partito Democratico", tant'è che a
livello parlamentare viene già costituito un unico gruppo di
deputati e senatori, il gruppo dell'Ulivo. La leadership del
nuovo partito unitario è materia contesa negli ambienti dei due
partiti fondatori: il segretario dei DS,
Piero Fassino
propone il metodo delle elezioni primarie per la scelta del
futuro segretario; Rutelli sostiene che il leader unico debba
essere Prodi. In vista della costruzione del Partito Democratico
sono state presentate due mozioni che avevano come firmatari
rispettivamente Rutelli e Parisi. Per evitare però polemiche
interne e divisioni, è stata stilata un'unica mozione che punta
all'avvio della costruzione del partito dopo il congresso del
2007 e la nascita del nuovo soggetto politico nel 2008. Viene
citato lo strumento delle primarie come mezzo da utilizzare per
la scelta del nuovo leader
La
Margherita nel governo Prodi 2006
La rappresentanza della
Margherita a livello governativo è formata da 8 ministri (tra
cui un vicepresidente del Consiglio) più 3 viceministri e 16
sottosegretari.
I viceministri sono:
La
stagione congressuale 2006/07 e la Mozione unitaria
I congressi dei vari
livelli del partito inizieranno a gennaio 2006. Il gruppo vicino
all'attuale presidente Rutelli aveva lavorato all'ipotesi di una
mozione unitaria, che portasse il partito compatto
all'appuntamento con il Pdi. Il mandato esplorativo tra le varie
tendenze interne era stato affidato ad
Antonello Soro,
coordinatore nazionale. L'ipotesi, tuttavia, in un primo
momento, sfumò. Il
20 novembre
2006,
Arturo Parisi, leader degli ulivisti, e
Willer Bordon
avevano presentato una mozione autonoma, intitolata "Ulivisti
per il Partito Democratico", nella quale si auspicava lo
scioglimento del partito entro il gennaio
2008, per
evitare che si giunga all'ipotesi di una federazione
Ds-Margherita.
Di conseguenza, i "centristi" del partito (popolari e rutelliani)
avevano presentato una mozione propria. Tra la due mozioni non
esistevano differenze notevoli se non sulla gradualità di
avvicinamento al Pdi e sulla collocazione europea del nuovo
soggetto, con rutelliani e popolari contrari all'adesione al
Pse e gli
ulivisti possibilisti. Proprio le esigue differenze tra le due
mozioni, nonché il desiderio del leader Francesco Rutelli di
arrivare compatti al Pd, ha fatto sì che gli Ulivisti-DL abbiano
ritirato la loro mozione ed abbiano aderito alla mozione-Rutelli,
in seguito a qualche sua modifica.
I gruppi
interni
Il partito non ha mai
avuto vere e proprie correnti organizzate al suo interno, se non
gruppi facenti capo ai suoi leaders più rappresentativi (rutelliani,
mariniani,
castagnettiani,
parisiani,
franceschiniani,
demitiani
ecc.) All'indomani
dell'Assemblea federale, tuttavia, in cui si doveva scegliere
l'adesione o meno alla lista unitaria dell'Ulivo per le elezioni
politiche, si delinearono tre tendenze:
- centristi (vicini
alle posizioni del leader
Francesco Rutelli
e di
Franco Marini),
che votarono contro all'adesione; rappresentavano circa
l'80% degli iscritti;
- ulivisti
(altrimenti detti "prodiani" guidati da
Arturo Parisi
e vicini alle posizioni di
Romano Prodi),
a favore della lista unitaria, che divennero ben presto una
corrente organizzata;
- pontieri, minuscola
tendenza intermedia, capeggiata da
Pierluigi Castagnetti,
Rosy Bindi,
Enrico Letta,
che mirava alla conciliazione nel partito e al
raggiungimento di una posizione condivisa.
In ogni caso, si tratta
di divisioni che furono superate nei mesi successivi, quando si
deliberò il sì alla lista unitaria, e successivamente ancora
quando tutto il partito - alla luce dei risultati delle
elezioni politiche del 2006
- si espresse favorevolmente alla nascita del "Partito
Democratico".