La
nascita
Antonio Di Pietro
era già entrato in politica nel
1996 in
una breve apparizione come Ministro dei Lavori Pubblici nel
Governo
dell'Ulivo
guidato da
Romano Prodi
e come senatore (dal
1997)
eletto in un'elezione suppletiva. Insieme ad altre formazioni
politiche, Di Pietro promuoverà agli inizi del
1998 un
referendum
per l'abolizione del 25% della quota proporzionale per
l'elezione della
Camera dei Deputati,
per conseguire una ulteriore affermazione del sistema
maggioritario a cui si è arrivati nel
1993
dopo un altro referendum. L'esito non fu favorevole per il
mancato raggiungimento del quorum per poche decine di migliaia
di voti. Quindi Di Pietro decide di dare vita ad un suo
movimento, denominato Italia dei Valori, che trova da subito
l'adesione di alcuni parlamentari e costituisce una componente
autonoma all'interno del gruppo misto. I colori ufficiali di IDV
sono quelli dell'arcobaleno.
L'adesione ai Democratici
Dopo un primo esordio
elettorale alle amministrative del
1998,
Italia dei Valori decide di raccogliere l'appello di
Romano Prodi
per la formazione dei
Democratici,
un movimento che ha per obiettivo la realizzazione di un unico
Partito Democratico che raccolga in sé tutti i partiti che si
riconoscano nell'area dell'Ulivo.
La nuova formazione politica partecipa alle
elezioni europee del 1999,
ottenendo il 7,7% e 7 seggi, compresa l'elezione di Di Pietro.
Dopo essere stato responsabile organizzativo del nuovo
movimento, Di Pietro il
2 febbraio
2000
ne diviene capogruppo al Senato. Con l'avvicinarsi
dell'assemblea nazionale dei Democratici (gennaio
2000),
Di Pietro presenta un proprio documento congressuale che,
tuttavia, si rivela minoritario. In questa fase ci sono roventi
scontri all'interno dell'Asinello, in parte suscitati dallo
stesso Di Pietro che avanza accuse di "tatticismo". La rottura
definitiva si consuma in seguito alle elezioni regionali e alle
dimissioni del
Governo D'Alema,
quando Di Pietro annuncia che non avrebbe sostenuto la
candidatura di
Giuliano Amato
a
Presidente del Consiglio,
perché - sostiene Di Pietro - Amato, in passato, avrebbe
partecipato ad una riunione con lo scopo di delegittimare
l'operato del
pool
Mani pulite.
Il
27 aprile
2000
Di Pietro lascia i Democratici, pronunciando questa frase: "Non
perdano tempo né a minacciare né a procedere ad espulsioni
perché me ne vado via da solo e invito a seguirmi tutti i
democratici veri, quelli cioè che finora hanno fatto i veri
asinelli, portatori di voti, consensi, lavoro e idee". Il
partito, comunque, procede alla sua espulsione.
La
ricostituzione di Idv
Il tempo di lavorarci qualche
mese, e il
3 giugno
2000
viene presentata la "Lista Di Pietro - Italia dei Valori", che
nasce con l'obiettivo di una sua presentazione alle
future
elezioni politiche.
Di Pietro presenta la sua "Carta dei Valori" e proclama il suo
essere alternativo a
Silvio Berlusconi
ma puntando a raccogliere il consenso in ogni strato
dell'elettorato. Privo ancora di un'organizzazione stabile sul
territorio nazionale, il movimento riesce a presentare candidati
in quasi tutti i collegi uninominali per l'elezione di Camera e
Senato, presentando la propria lista al di fuori di entrambi gli
schieramenti della politica italiana. Il risultato elettorale è
sconfortante, in quanto per pochissimi voti Idv non riesce a
superare la quota di sbarramento del 4% per accedere al riparto
dei seggi in sede proporzionale: i voti raccolti sono 1,5
milioni per una percentuale del 3,9. Viene eletto un solo
senatore in un collegio della
Lombardia
(Valerio
Carrara), che, immediatamente,
però, lascia Idv per aderire al Gruppo Misto e poi a
Forza Italia.
Il
radicamento e la svolta del Palavobis
Il dopo-elezioni costituisce
la fase di radicamento sul territorio: Idv, priva di
rappresentanze istituzionali e parlamentari ma con un discreto
consenso elettorale, comincia ad organizzare i suoi
coordinamenti politici nelle principali città e nelle province
italiane. Tra l'altro, Idv (insieme a
Rifondazione Comunista,
che hanno deciso di competere solitariamente), viene accusata di
essere tra le ragioni della sconfitta dell'Ulivo.
I movimenti e i partiti anti-berlusconiani si ricompattano: il
gelo tra Idv e la coalizione di
centrosinistra
comincia a venir meno a partire dal
2002 e,
intanto, il
23 febbraio,
insieme ad altri movimenti e alla rivista "Micromega", nel
decimo anniversario di "Mani Pulite", Idv organizza al Palavobis
di
Milano un
incontro per criticare le prime leggi del governo di
centrodestra.
Antonio Di Pietro urla con un megafono: "Abbiamo formato una
nuova casa dei diritti e della solidarietà. Chi ci sta alle
nostre proposte può venire con noi". E lancia l'invito a
"resistere, resistere, resistere", citando le parole di
Francesco Saverio Borrelli.
Il
21 e
22 giugno
2002 si
svolgono gli stati generali del partito e viene fondato il
quotidiano ufficiale, dal titolo "Orizzonti Nuovi". La
manifestazione si svolge a
Bellaria
(RN).
Intanto il partito si impegna nella raccolta delle firme per il
referendum sull'abolizione del "Lodo Schifani" (definita anche
legge "blocca-processi"), criticata di voler impedire lo
svolgimento dei processi in corso a carico di
Silvio Berlusconi,
da parte dei giudici della
Procura
di
Milano.
Il referendum, comunque, non si terrà perché giudicato
illegittimo dalla
Corte Costituzionale.
I
girotondi e la "nuova" lista unitaria
Il
10 e
11 gennaio
2003 si
svolge l'assemblea generale dei "girotondi", la pratica lanciata
dal regista
Nanni Moretti
per sollecitare la
sinistra
a tornare ad essere competitiva. Idv vi partecipa convintamente,
facendosi spazio nella coalizione e cominciando a partecipare in
via ufficiale agli incontri di schieramento. Di Pietro è
favorevole alla proposta di Prodi (simile a quanto accaduto nel
'99) di
presentare una lista unitaria nel segno dell'Ulivo
per le
elezioni europee del 2004.
Idv è pronta per l'adesione alla lista "Uniti
nell'Ulivo", ma al suo ingresso
si oppongono i socialisti dello
Sdi con
il loro segretario
Enrico Boselli,
che non giudica Idv un soggetto
riformista,
tale da poter entrare nella federazione. Secondo Di Pietro, in
realtà, alla base
c'è
ancora un risentimento per l'azione sgominatrice che ebbe,
all'epoca,
Mani pulite
nei confronti dei socialisti. Chiuso il capitolo unitario, Idv
tiene aperto il dialogo con la società civile e raggiunge
un'intesa con
Achille Occhetto,
dando vita alla lista "Società Civile, Di Pietro - Occhetto,
Italia dei Valori" (che inizialmente conteneva anche
l'iscrizione "per il nuovo Ulivo", bloccata in un secondo
momento dai partiti della
Fed).
Occhetto, infatti, aveva abbandonato i
Democratici di Sinistra
non condividendo l'impostazione della lista unitaria e il
progetto del grande partito riformista. La lista raccoglie il
2,1% dei voti con l'elezione di 2 deputati europei, Di Pietro e
Occhetto. Quest'ultimo, però, decide di lasciare il seggio in
favore di
Giulietto Chiesa,
abbandonando definitivamente il progetto e sciogliendo, così,
l'intesa. Occhetto torna però a sedere nell'europarlamento
all'indomani delle elezioni politiche del 2006 in seguito alle
quali Di Pietro entra nel Parlamento italiano e si dimette da
Strasburgo. I due europarlamentari eletti (Chiesa e Occhetto)
non appartengono a IdV e sono iscritti al gruppo socialista
europeo.
Le
primarie del centrosinistra
Idv torna quella di sempre,
con il suo unico leader storico, che, tuttavia, elimina dal
simbolo la denominazione predominante di "Lista Di Pietro" e
mette in risalto il titolo "Italia dei Valori", lasciando al
nome del suo fondatore un riferimento meno marcato. Alle
elezioni regionali del 2005,
parte integrante della nuova coalizione dell'Unione,
Idv si aggira sulla media nazionale dell'1,4%, superando il 2%
soltanto in
Abruzzo e
Basilicata.
Fra tutte le 14 regioni chiamate al voto (in 12 delle quali l'Unione
è risultata vittoriosa), le viene concesso soltanto un
assessorato regionale, in
Calabria,
occupato da
Beniamino Donnici,
che presto fonderà una corrente interna in aperta polemica con
Di Pietro e, più tardi, verrà espulso dal partito, dando vita ad
un nuovo movimento denominato "Partecipazione".
Romano Prodi,
leader della coalizione, rilancia, nel frattempo,
l'organizzazione di
elezioni primarie
per scegliere il candidato premier dell'Unione.
Di Pietro raccoglie la proposta e si presenta all'appuntamento
del
16 ottobre
2005, nel
quale deve confrontarsi con altri sei candidati: il risultato
raggiunto è del 3,3%, alle spalle di
Romano Prodi,
Fausto Bertinotti
e
Clemente Mastella.
Le
elezioni politiche 2006
Negli ultimi tre anni vi è un
intensificarsi dell'attività dei dipartimenti tematici di IdV,
guidati da
Giorgio Calò.
In questa ottica emerge anche una "nuova" vocazione di IdV nel
campo dell'energia
e dell'ambiente,
settore guidato da
Giuseppe Vatinno.
In vista delle
elezioni politiche del 2006
e in seguito all'approvazione della nuova legge elettorale
proporzionale, Idv modifica il suo simbolo, ora composto
dall'epigrafe "Di Pietro" in rilievo. Il partito si impegna a
correre con il proprio simbolo sia alla Camera che al Senato,
collegato all'alleanza di
centrosinistra
dell'Unione
guidata da
Romano Prodi.
Con lo sbarramento al 2% alla Camera e al 3% al Senato Di Pietro
cerca di stringere alleanze con piccoli movimenti, partiti e
personalità presenti a livello locale ma capaci di raccogliere
consensi utili.
- In seguito a una rottura
con
La Margherita
approda a IdV anche
Leoluca Orlando
ex-sindaco di
Palermo
e leader del movimento
La Rete.
Orlando porterà con sé altri esponenti siciliani a lui
vicini e un buon pacchetto di voti in Sicilia.
Viene offerta anche la
candidatura a
Beppe Grillo,
legato a Di Pietro da amicizia e da un comune sentire. Grillo
però declina l'offerta. Durante la campagna elettorale Di Pietro
partecipa e aderisce ad alcune iniziative come
Parlamento Pulito
e
Le Primarie dei Cittadini,
dove testimonia simpatia per lo strumento del Blog e della
democrazia diretta. In seguito decide di aprire un suo blog dove
esprimere le proprie idee e i valori che il partito intende
trasmettere con la partecipazione del pubblico. Si svolgono le
elezioni. Il centrosinistra vince per poche decine di migliaia
di voti alla
Camera dei deputati,
dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL.
Al
Senato,
si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che
consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL
- di ottenere due seggi in più. La lista di Italia dei Valori
raccoglie 877 mila voti (il 2,3%) alla Camera e un risultato
ancora maggiore (986 mila voti - 2,9%) al Senato, eleggendo così
17 deputati (a cui se ne aggiungono 3 eletti per un accordo
nelle liste dell'Ulivo)
e 5 senatori. d
Aniello Formisano
viene data la presidenza del Gruppo Misto, cui aderiscono i
senatori di Idv, al Senato. Il capogruppo alla Camera, dove Idv
possiede un gruppo autonomo, è invece
Massimo Donadi.
Antonio Di Pietro
è nominato ministro delle infrastrutture nel
governo Prodi II.
Luigi Li Gotti
e
Giorgio Calò
entrano nella squadra di governo, in qualità di sottosegretari
alla giustizia e alle comunicazioni.
Leoluca Orlando
diviene il nuovo portavoce del partito.
Il
dopo-elezioni: il caso De Gregorio e l'indulto
Dopo le elezioni IdV si trova
al centro dell'attenzione.
- Pochi giorni dopo
l'insediamento del Senato, dove la maggioranza può contare
su due seggi di vantaggio sul centrodestra, in occasione
dell'elezione dei presidenti di commissione l'Unione va
sotto nella commissione Difesa: al posto della candidata
ufficiale
Lidia Menapace
del
PRC
viene eletto con il sostegno del centrodestra l'esponente
del partito di Di Pietro
Sergio De Gregorio
(ex esponente campano di
Forza Italia).
Nasce una polemica dentro il centrosinistra. De Gregorio
accetta l'incarico contro le indicazioni del suo stesso
partito. In seguito a questo fatto De Gregorio viene sospeso
dall'incarico di direttore del giornale di IdV "Italia Dei
Valori".
- A
luglio
del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione
di governo che vede protagonista l'Italia dei Valori e il
suo leader Di Pietro, contrari all'approvazione di un
provvedimento di
indulto,
sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e
partiti di entrambi gli schieramenti. Tale indulto avrebbe
effetti su circa 12 mila carcerati. Di Pietro manifesta
davanti a
Palazzo Madama
prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme
alla
Lega Nord,
anch'essa contraria. Di Pietro pubblica sul suo
sito web personale
i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto.
Sostiene Di Pietro:
| |
«È sconcertante,
davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei
fatti, con questo indulto, il programma che ha
presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il
cittadino conta meno di zero, non può scegliere i
suoi rappresentanti (con riferimento alla legge
elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere
rispettato il programma di governo. A cosa serve
l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana
dagli elettori? È una domanda che noi politici
dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto
delle risposte.»
|
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|
La richiesta avanzata da Di
Pietro, ma non accolta, era quella di escludere dall'indulto i
reati finanziari, societari e di corruzione. Ha votato a favore
dell'indulto, però, anche la deputata di Idv
Federica Rossi Gasparrini,
esponente di Federcasalinghe. Al Senato si è distinto ancora il
senatore
Sergio De Gregorio
che si è astenuto anziché votare contro.
- Il 7 settembre 2006 il
senatore
Sergio De Gregorio
annuncia ufficialmente di abbandonare il movimento e di
voler costituire una componente autonoma nel gruppo misto
del Senato senza passare al centrodestra, ma favorevole a
una "grande coalizione" tra i due poli. Pochi giorni dopo,
il 14 settembre anche
Federica Rossi Gasparrini
deputata alla Camera dichiara di non riconoscersi più nel
movimento. De Gregorio e Rossi Gasparrini costituiscono nel
settembre 2006 il movimento politico
Italiani nel Mondo
(InM).
Correnti
Non sono ravvisabili,
all'interno del partito, delle particolari correnti formalmente
costituite né tendenze interne di diverso orientamento. L'unica
manifestazione di dissenso interno, nei confronti della linea di
Di Pietro, è stata manifestata in
Calabria
nel
2005,
all'indomani delle elezioni regionali, quando un assessore
regionale di Idv,
Beniamino Donnici,
si schierò contro la decisione di Di Pietro di candidarsi alle
primarie, dicendo che il movimento avrebbe dovuto sostenere la
candidatura di Romano Prodi, in previsione di un futuro ingresso
nel "Partito Democratico" dell'Ulivo. Questa manifestazione,
però, portò alla scissione da Idv e alla fondazione di un nuovo
movimento regionale, "PartecipAzione - Verso il Partito
Democratico", che poi entrerà a far parte del
Partito Democratico Meridionale
fondato dal presidente della Regione
Agazio Loiero.
Per le elezioni del 2006, come si è visto, in questo partito
sono confluiti altri movimenti politici che hanno eletto
Parlamentari e sono oggi da considerarsi quali correnti dell'IdV:
Dal 7 settembre 2006 ha
ripreso la propria autonomia distaccandosi dal partito il
movimento
Italiani nel Mondo
di Sergio De Gregorio. Dal 14 settembre anche Federcaslinghe ha
rescisso l'accordo federale.
Valori
Sostiene lo statuto di Italia
dei Valori:
Il partito si riconosce
nell'insieme delle grandi culture riformiste del Novecento: la
cultura cattolica della solidarietà sociale e familiare, la
cultura socialista del lavoro e della giustizia sociale, la
cultura liberale dell'economia di mercato, della libertà
individuale e del buon governo, attraversate dalle grandi
tematiche dei diritti civili, della questione morale e dei nuovi
diritti di cittadinanza alle quali i grandi movimenti
ambientalisti, delle donne e dei giovani hanno dato un
contributo essenziale. L'Italia dei Valori vuole integrare i
tradizionali valori di libertà, uguaglianza, legalità e
giustizia con i valori nuovi del nostro tempo: pari opportunità,
sviluppo sostenibile, autogoverno, solidarietà e sussidiarietà,
responsabilità, iniziativa, partecipazione ed europeismo, nel
quadro di un sempre più avanzato federalismo europeo. Italia Dei
Valori aderisce al partito dei liberali europei, ELDR
