DEMOCRATICI DI SINISTRA

Democratici di Sinistra (DS) è il nome di un partito politico italiano appartenente all'area della sinistra democratica ed ideologicamente legato ai valori del socialismo democratico. I DS, pur essendo parte integrante del socialismo europeo ed internazionale, in massima parte provengono dalla tradizione politico-culturale del PCI e sono approdati all'ideologia social-riformista attraverso un percorso postcomunista, che ha in precedenza caratterizzato l'esperienza politica del PDS. L'attuale segretario nazionale è Piero Fassino. Il presidente è Massimo D'Alema.Il partito è soggetto fondatore de L'Ulivo: la federazione che sta alla base della coalizione del centro-sinistra, denominata L'Unione. Nell'ambito del progetto ulivista, il partito stringe un rapporto di collaborazione privilegiata con i riformisti di centro della Margherita. A livello internazionale, i DS aderiscono al Partito del Socialismo Europeo ed all'Internazionale Socialista. Il colore ufficiale del partito è il rosso.

Il passato

Il simbolo della Quercia apparve sulla scena politica italiana nel 1991, quando, in seguito allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, venne fondato il Partito Democratico della Sinistra (PDS). L'ala sinistra del PCI invece, non approvò la svolta riformista operata dalla maggioranza del partito e si fuse con il movimento di Democrazia Proletaria, dando origine al Partito della Rifondazione Comunista, il quale si è fatto continuatore della tradizione eurocomunista. Primo segretario del PDS fu Achille Occhetto, dimessosi poi nel 1994 a causa della sconfitta alle elezioni politiche della coalizione di sinistra denominata "Alleanza dei Progressisti" (PDS, PRC, Verdi, PSI, Alleanza Democratica, La Rete e altri). Alla guida del partito gli successe Massimo D'Alema. Nel 1995 il PDS partecipò alla fondazione della coalizione politica di centro-sinistra denominata l'Ulivo (PDS, PPI, Rinnovamento Italiano, Verdi e altri). Questo progetto politico, che vide, per la prima volta insieme, ex-democristiani ed ex-comunisti, portò, nel 1996, alla vittoria del centrosinistra, con l'elezione di Romano Prodi alla carica di presidente del Consiglio, che si contraddistinse per la definitiva adesione dell'Italia al progetto di moneta unica europea, l'euro. Il PDS, nel '96, si classificò come primo partito italiano, con quasi 8 milioni di voti e il 21,1%.

Nascono i DS: i Governi D'Alema

Nel 1998, sotto la guida di Massimo D'Alema, (primo post-comunista ad arrivare al governo sia in Italia sia nei paesi occidentali) il partito si apre ai contributi di altre culture che stanziano nell'alveo del socialismo democratico, dandosi una svolta in chiave moderna, eliminando i riferimenti ad un comunismo deteriorato dall'età (viene tolto dal simbolo lo stendardo recante la falce e il martello, al suo posto la rosa vessillo del socialismo europeo) ed accettando la nuova versione di sinistra socialdemocratica. Al rinnovato soggetto politico, che prende il nome di Democratici di Sinistra, aderiscono molti esponenti di estrazione socialista, repubblicana, cristiano-sociale ed ambientalista: il 13 febbraio si celebra il congresso costitutivo dei DS, che rappresentano il partito leader della sinistra e del centro-sinistra italiano.

Nello stesso anno D'Alema, dopo che Rifondazione aveva abbandonato il sostegno esterno al governo dell'Ulivo e operato una conseguente sfiducia al Governo Prodi I, diventa Presidente del Consiglio, il primo post-comunista a Palazzo Chigi. Dal 1998 al 2001 i DS sono guidati dal riformista Walter Veltroni, che lascerà poi la segreteria dopo essere stato eletto sindaco di Roma. Durante questo periodo, intanto, i DS si presentano alle elezioni europee del 1999, confermandosi come primo partito del centrosinistra con 5,3 milioni di voti e il 17,4%. Risultato che mantengono sostanzialmente anche alle Regionali dell'anno seguente, quando, però, la coalizione dell'Ulivo racimola una sconfitta (perdendo in 8 regioni su 15) ed assistendo all'ascesa del centrodestra di Silvio Berlusconi, che nel frattempo aveva ritrovato accordi con la Lega Nord. D'Alema, prendendo atto della sconfitta, si dimette da presidente del Consiglio, e il suo posto viene preso dall'ex-socialista Giuliano Amato, che guiderà il Governo fino alle nuove elezioni.

Il 2001: la sconfitta e il congresso

Alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, i DS sostengono, insieme a tutta la coalizione dell'Ulivo, la candidatura a premier di Francesco Rutelli, sindaco uscente di Roma. Ma le elezioni vengono vinte dal centrodestra di Silvio Berlusconi e il partito si trasferisce all'opposizione. I DS mantengono sostanzialmente la medesima consistenza elettorale degli appuntamenti precedenti: con 6,1 milioni di voti si attestano al 16,6%, alle spalle di Forza Italia, trainata dall'azione carismatica di Berlusconi, che diventa il primo partito italiano con quasi il 30% dei consensi. All'indomani delle elezioni, in autunno, si tiene un congresso straordinario per eleggere il nuovo segretario politico, viste le dimissioni di Veltroni che, nel frattempo, era stato eletto sindaco di Roma. È un congresso molto combattuto, con tre mozioni:

  • La seconda candida alla segreteria Piero Fassino: è sostenuta dall'ex segretario ed ex Presidente del Consiglio Massimo D'Alema, e, tra gli altri, dai capigruppo di Camera e Senato Luciano Violante e Gavino Angius, dagli ex ministri Vincenzo Visco, Franco Bassanini e Pierluigi Bersani, dall'attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dall'ultimo segretario del PSI e dei Laburisti Valdo Spini, oltre che dal 95% dei segretari uscenti delle federazioni provinciali. Propone una linea in sostanziale continuità con quella tenuta negli anni del governo, accentuando il riformismo e tentando di superare i limiti di un "riformismo dall'alto".
  • La terza rappresenta l'ala "liberal" del partito e candida Enrico Morando a segretario, proponendo un "nuovo rinnovamento" dei DS e l'apertura ad "altri riformismi" di matrice laica e cattolica.

Ampiamente maggioritaria è la mozione che sostiene Fassino: ottiene il 61,8% dei voti, contro, però, il 34,1% dalla mozione Berlinguer, fatto che denota un malcontento nella base degli iscritti e degli elettori.

I primi tempi dell'opposizione

Intanto il governo Berlusconi diventa operativo. I DS, dall'opposizione, tentano di ripristinare in breve tempo la credibilità del centrosinistra evidenziando i "fallimenti" della politica della CdL. Ma, contemporaneamente, il partito lavora per la discesa in campo di una nuova leadership del centrosinistra, incarico che viene affidato - quasi in maniera naturale - a Romano Prodi, che nel frattempo è presidente della Commissione Europea. Prodi, del resto, aveva già battuto Berlusconi alle elezioni politiche precedenti e sarebbe stato l'uomo più adatto a ripetere l'impresa in futuro. Prodi però, inizialmente, si mostra abbastanza freddo sull'ipotesi, visto anche che in molti ipotizzano che si possa andare ad elezioni anticipate prima della scadenza del suo mandato alla Commissione Europea, che non vuole terminare in anticipo.

Piazza Navona e l'apertura ai Movimenti

Il malcontento nella base intanto continua a serpeggiare, ed esplode nel febbraio del 2002, quando, in una manifestazione organizzata dal centro-sinistra a Roma, in Piazza Navona, saliva sul palco il regista Nanni Moretti e lanciava un'invettiva contro i leader della coalizione, accusandoli di troppa moderazione e timidezza nell'azione politica e nella campagna elettorale, di troppo buonismo nei confronti del centro-destra, e di non aver fatto abbastanza per presentare alle ultime elezioni una coalizione più larga, che comprendesse anche Rifondazione Comunista ed Italia dei Valori. La piazza, piena di militanti ed elettori dei DS e del centro-sinistra, lo applaude. Contrariamente ad altri alleati, Fassino ed i DS cercano di capire le ragioni della contestazione e di avviare un dialogo con i movimenti. Così facendo, comincia anche a ricucirsi la divisione interna, dal momento che il Correntone aveva sempre chiesto di avvicinarsi di più ai movimenti. Così i DS scendono in piazza a fianco della CGIL quando il Governo Berlusconi mostra di voler abolire l'art. 18, sono presenti a Genova nel luglio 2002 alla commemorazione dei fatti dell'anno prima, partecipano alla manifestazione del Social Forum a Firenze nell'autunno dello stesso anno, e fanno parte integrante del movimento pacifista che si oppone alla Guerra in Iraq, sulla quale portano sulle proprie posizioni tutta la coalizione. A maggio 2003 la frattura tra centro-sinistra e movimenti poteva dirsi ricomposta, con i DS che avevano avuto un ruolo-guida in questa operazione. Ed in questa maniera, e con le posizioni prese su guerra, lotte sindacali e social forum, era quasi ricucita anche la divisione interna, visto che erano state soddisfatte molte richieste del Correntone. Ed anche il dialogo con quelle forze che nel 2001 erano rimaste fuori dal centro-sinistra procedeva molto meglio, rendendo concreta la possibilità di andare uniti nelle consultazioni elettorali. Inoltre, anche i risultati erano confortanti: tra il 2002 ed il 2003, il centro-sinistra in molte elezioni amministrative aveva fatto registrare delle vittorie a volte insperate, riuscendo a strappare alla destra anche alcuni Comuni, Province e Regioni considerate sue roccaforti, ed i DS registravano un'ampia crescita di voti. Per essere pronti mancavano solo il programma ed una guida. L'ideale veniva considerato sempre Romano Prodi, ed aumentavano le richieste a lui rivolte di tornare in campo per guidare alla vittoria un centro-sinistra che sembrava riunito e rilanciato.

Il progetto unitario dell'Ulivo

Prodi rompe gli indugi nell'estate del 2003, quando, in vista delle elezioni europee del 2004, propone a tutti i partiti della coalizione di presentarsi sotto un unico simbolo, il simbolo dell'Ulivo che è tanto caro al Professore e che - sostiene - "per gli italiani significa buon governo e cambiamento". I DS si mostrano disponibili ad aderire all'appello, ma la coalizione si divide: oltre ai DS dicono si La Margherita, lo SDI ed il piccolo Movimento Repubblicani Europei, mentre dicono no i Comunisti Italiani, i Verdi e l'Udeur, oltre a Rifondazione Comunista, che pure mostra un avvicinamento al Centro-Sinistra ormai acquisito. L'Italia dei Valori, invece, sarebbe disponibile, ma viene esclusa. I DS, dopo aver chiesto invano che questa lista comprendesse tutti, decidono di "fare la lista unica con chi ci sta". Nasce così la lista di "Uniti nell'Ulivo", che si presenta con l'obiettivo di "portare il riformismo in Europa". Questo, però, riapre la frattura col Correntone, o con gran parte di esso, che vede la lista unitaria come qualcosa che divide la coalizione, rimpicciolisce l'Ulivo e sposta l'asse dei DS verso il centro. Polemiche ed incomprensioni non mancano. I movimenti, nonostante l'inclusione nella lista di alcuni personaggi della Società Civile come Lilli Gruber e Michele Santoro, vedono la lista unitaria come un'operazione verticistica tesa ad escluderli, e sostengono, insieme con Achille Occhetto (che era uscito dai DS da due anni) la lista dell'Italia dei Valori. Altri Partiti della Coalizione chiedono e non ottengono di poter inserire un riferimento all'Ulivo nei loro simboli, cosa che porterà alla richiesta di trovare un altro nome alla Coalizione. Ma è in Politica Estera che scoppiano le polemiche maggiori: al voto sul rifinanziamento della Missione in Iraq, Margherita e Sdi chiedono che i Partiti che compongono la Lista Unitaria tengano "una linea più riformista", e così DS, Margherita e Sdi si astengono. Il Correntone si dissocia, e vota contro. Il mondo pacifista si ribella, ed alla manifestazione del 20 Marzo 2004 ad un anno dall'inizio della guerra in Iraq, per il resto riuscita appieno, Fassino viene contestato e insultato, oltre che, da una piccola frangia, aggredito. L'Unione Regionale dell'Emilia-Romagna, forte nel Partito ed a maggioranza fassiniana, chiede che il Partito si schieri per il ritiro delle truppe. Alcuni storici esponenti del PCI prima e dei DS poi, guidati da Alberto Asor Rosa, escono dal Partito per protesta. Dopo alcune incertezze, i DS tornano a schierarsi per il No, e tentano di convincere gli alleati della Lista Unitaria, riuscendoci però solo dopo l'emersione dello scandalo-torture. Altri "cedimenti verso il centro" vengono denunciati dal Correntone su temi come Scuola, Lavoro e Pensioni, ma la maggioranza le respinge, sostenendo di non aver abbassato la guardia. Alla fine Uniti nell'Ulivo alle europee ottiene il 31% dei consensi. Il risultato è giudicato soddisfacente da Fassino, che rivendica il fatto che la lista è stata la più votata dagli elettori, staccando di oltre 10 punti Forza Italia (che era crollata) e ricevendo il voto di quasi un terzo dell'elettorato. Il Correntone replica, evidenziando che DS, Margherita e SDI, nelle contemporanee elezioni amministrative in tutta Italia, avevano ottenuto, sommati, più voti, il 34%, nonostante la concorrenza di molte liste civiche legate ai candidati Sindaco e Presidente. Gli Europarlamentari eletti nella lista unitaria, inoltre, non trovano una loro collocazione unitaria nel Parlamento Europeo. I DS, con 12 eurodeputati eletti, aderiscono al gruppo del Partito Socialista Europeo (PSE), assieme allo SDI ed agli indipendenti Gruber e Santoro. La Margherita e l'MRE, invece, aderiscono al gruppo dell'ALDE. Successo incontestabile invece per la coalizione di Centro-Sinistra, ormai definitivamente unita. Nelle Europee la somma dei voti delle liste del Centro-Sinistra arriva al 46,1%, contro il 45,4% della Casa delle Libertà. Molto più netta la vittoria nelle Elezioni Amministrative, dove il Centro-Sinistra continua a conquistare città, province e regioni precedentemente governate dalle destre. I DS, presentatisi con la loro lista, ottengono una media del 23% dei voti, divenendo di fatto il primo partito italiano.

L'Unione, il Congresso e la "Fed"

Dopo le Europee, Prodi propone ai partiti che avevano partecipato alla Lista Unitaria di costituire una Federazione con il nome dell'Ulivo. Margherita, SDI e Repubblicani Europei accettano subito, i DS, vista la contrarietà di parte del Partito, rinviano la decisione al III Congresso del Partito, da tenersi a marzo 2005. Intanto la coalizione si allarga definitivamente, incorporando una volta per tutte Italia dei Valori e Rifondazione Comunista, ed acquisisce la nuova denominazione de L'Unione, dopo aver provvisoriamente adottato per circa un mese il nome di "Grande Alleanza Democratica". Il terzo Congresso si svolge a mozioni, nonostante alcuni settori del Partito ne avessero chiesto uno a tesi, e ne vengono presentate quattro:

  • La prima, che ha come candidato e primo firmatario il Segretario uscente Piero Fassino, sostenuta da tutti gli esponenti DS che avevano sottoscritto la Mozione Fassino del 2001 più Antonio Bassolino, che lasciava il Correntone, e tutta l'ala "Liberal", compreso Enrico Morando, propone di aderire alla Federazione ideata da Prodi e di attuare una linea politica riformista.
  • La seconda, che ha come primo firmatario Fabio Mussi, è sostenuta dalla grande maggioranza del Correntone (compreso Giovanni Berlinguer), si schiera contro la Federazione, propone che i DS si pongano come "perno" dell'Unione, tra area "centrista" e sinistra radicale, e chiede delle "svolte" a Sinistra su specifici temi, come Scuola, Lavoro e Politica Estera (sui quali presenta degli Ordini del Giorno specifici sin dai Congressi Provinciali).
  • La terza, che ha come candidato e primo firmatario Cesare Salvi, è sostenuta dall'area "Sinistra DS per il Socialismo", staccatasi dal Correntone a fine 2003. Si oppone alla Federazione proposta da Prodi e ne propone un'altra, con Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi, e propone una linea politica simile a quella del'ala Sinistra del Partito Socialista Francese.
  • La quarta, che ha come prima firmataria la Presidente della Sinistra Ecologista Fulvia Bandoli, proveniente dal Correntone, e sostenuta dalla gran parte degli aderenti alla stessa Associazione, si pone come una mozione di marca ecologista, con l'obiettivo di portare questa cultura tra quelle riconosciute come fondative del Partito (e presenta su questo anche uno specifico Ordine del Giorno), e sulla Fed si pone in termini possibilisti, ma solo a precise condizioni, e rifiutando ulteriori sviluppi, come un futuro Partito Unico.

C'è infine un gruppo di illustri esponenti del Partito, come Sergio Cofferati, ora Sindaco di Bologna, e Giovanna Melandri, che, fedeli alla loro iniziale richiesta di un Congresso a Tesi, decidono di astenersi sulle Mozioni. La Mozione Fassino è alla fine quella più votata, col 79% delle preferenze, e Piero Fassino viene così confermato Segretario dei DS. Vengono inoltre messi ai voti diversi importanti Ordini del Giorno: approvato quello della Mozione Bandoli, hanno un buon risultato anche i 3 presentati dalla Mozione Mussi. Approvato all'unanimità quello sulla Scuola, viene accolto con qualche modifica quello sul Lavoro, e vien ritirato solo per questioni contingenti (il rapimento di Giuliana Sgrena) quello sulla crisi irachena, sulla quale il Partito in ogni caso si schiera definitivamente per il ritiro delle truppe. Un quarto Ordine del Giorno, presentato personalmente da Fabio Mussi, che chiede la presentazione del simbolo dei DS alle Elezioni Politiche del 2006, viene ritirato dietro garanzia che della questione "si discuterà serenamente ed approfonditamente". Ce n'è infine uno, proposto da Valdo Spini e sostenuto anche dal Correntone, approvato poi all'unanimità, che modifica il simbolo dei DS, inserendovi la denominazione del Partito del Socialismo Europeo per esteso. La proposta di aderire alla Federazione viene infine approvata con il voto favorevole dei delegati della Mozione Fassino e quello contrario delle altre tre mozioni. Viene così costituita la Federazione dell'Ulivo, brevemente chiamata anche Fed, alla quale vengono delegate competenze specifiche di alcuni settori, tra i quali la politica estera. All'interno di essa i DS contano 5 (compreso il segretario nazionale) dei 12 componenti della presidenza. Questo provoca alcune fuoriuscite dal Partito. Gruppi di iscritti, infatti, escono dai DS condannandone l'eccessivo spostamento "a destra" ed aderiscono ad una associazione politica fondata da Achille Occhetto, vicina ai partiti collocati a sinistra de L'Unione (il che non comprende i DS, giudicati sinistra troppo moderata). Altri esponenti, invece, preferiscono passare direttamente al Partito della Rifondazione Comunista (come l'ex Segretario della FGCI Pietro Folena o ai Comunisti Italiani.

La vittoria alle Regionali e i problemi della "Fed"

La Fed ha subito un primo stop al voto sul rifinanziamento della Missione in Iraq (materia delegata alla Fed, trattandosi di Politica Estera), sulla quale alla posizione dei DS, che sono per un No, si contrappone quella della maggioranza della Margherita, che preferirebbe un voto di Astensione. Nel voto tra i Parlamentari della Fed prevale la posizione dei DS, ma nella maggioranza della Margherita nasceranno tensioni. Alle elezioni regionali che interessano 14 delle 20 regioni italiane, i partiti della Fed, dopo alcune incertezze provenienti stavolta dalla Margherita, decidono di presentarsi sotto il simbolo di Uniti nell'Ulivo in nove regioni, tra cui tutte le "Regioni Rosse", mentre concorrono autonomamente nelle altre 5. L'Unione si aggiudica una netta vittoria in 12 regioni su 14. Solo 2 regioni, Lombardia e Veneto, riconfermano le proprie giunte regionali di centrodestra, pesanti le vittorie in Piemonte, Lazio e soprattutto Puglia, dove la vittoria del Centro-Sinistra ha del clamoroso, visto che la regione era considerata una roccaforte delle destre. La Fed raccoglie un 34,2% (sulla base delle 9 regioni nelle quali veniva presentata la Lista Unitaria), mentre i DS sono al 17% (sulla base delle altre 5). A maggio sulla Fed cala il gelo dopo che la Direzione Nazionale della Margherita decide di non presentare la lista unitaria per le elezioni politiche del 2006. Questo spinge Romano Prodi a rilanciare la proposta delle elezioni primarie, da tenersi in autunno, per scegliere "ufficialmente" il leader dell'Unione e dare stabilità all'eventuale nuova azione di governo. Intanto in giugno i DS sono impegnati nel sostenere il SI nel Referendum sulla Procreazione Assistita, promosso da loro stessi assieme a Radicali, Prc, PdCI, Verdi, SDI, Mre, Nuovo Psi, PRI ed una corrente minoritaria di Forza Italia, oltre a varie associazioni. Il Referendum, però, fallisce: i SI sono ampiamente maggioritari, ma il quorum non viene raggiunto, visto che va al voto solo il 25,6% dei cittadini.

Le primarie e la lista unitaria

Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005, attirando circa 4.300.000 elettori di centrosinistra. Sette i candidati: i DS, come gli altri partiti della Fed, sostengono lo stesso Prodi, che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l'investitura di candidato premier della coalizione. La grande affluenza di cittadini alle elezioni primarie dell'Unione e l'ottima affermazione riscontrata da Prodi spingono la Margherita a riconsiderare il proprio no alla lista unitaria: lo stesso Rutelli propone all'assemblea nazionale del suo partito il progetto di creare una lista unitaria nella competizione per la Camera dei Deputati che abbia come fine ultimo la creazione di un nuovo grande soggetto unitario: il "Partito Democratico". Quest'ultima proposta crea alcuni distinguo all'interno dei DS, che, però, accettano all'unanimità la lista unitaria per la Camera. Il progetto, invece, non rientra più tra gli obiettivi dello SDI, già impegnato nella costituzione di un soggetto alternativo d'ispirazione radicalsocialista, la Rosa nel Pugno.

La vicenda Unipol

A partire dall'inizio del 2006, a seguito della pubblicazione da parte de Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, di stralci di intercettazioni telefoniche tra Giovanni Consorte e il segretario dei DS Piero Fassino, alcuni esponenti del partito furono accusati di aver mantenuto un atteggiamento scorretto essendosi dichiarati apertamente a favore, durante l'estate del 2005, di una scalata alla Banca Nazionale del Lavoro lanciata dalla compagnia Unipol - riconducibile al settore delle cosiddette "cooperative rosse". L'OPA di Unipol, infatti, si era nel frattempo rivelata parte di uno scandalo finanziario, ribattezzato con il nome di "Bancopoli", che portò alle dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e che era nato a seguito dell'individuazione di presunte irregolarità di altre OPA nel settore bancario. Le intercettazioni pubblicate erano risultate irrilevanti ai fini giudiziari, e non erano neppure trascritte dalla magistratura. A seguito del clamore politico mediatico suscitato dalle stesse, Berlusconi rivelò di essere a conoscenza di fatti riguardanti l'implicazione dei Ds nella questione Unipol e si recò alla Procura di Roma per conferire con i pubblici ministeri. Berlusconi dichiarò, in seguito, che le proprie dichiarazioni erano attinenti a fatti non penalmente rilevanti.

Le elezioni del 2006 e il "Partito Democratico"

Si svolgono le elezioni. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL - di ottenere due seggi in più. I DS, in seguito a queste elezioni, confermano sostanzialmente il risultato di cinque anni prima e si piazzano come il secondo partito italiano, alle spalle di Forza Italia. Il risultato, al Senato, è di quasi 6 milioni di voti, pari al 17,5% e 62 seggi. L'Ulivo, alla Camera, che ottiene il 31,2% dei consensi, dimostra di essere la forza politica che raccoglie la maggiore approvazione nel paese. I risultati elettorali, e il fatto che il simbolo dell'Ulivo, alla Camera, abbia raccolto più voti della sommatoria DS-Margherita al Senato, pone come tema centrale la costituzione del grande partito unitario, il "Partito Democratico", tant'è che a livello parlamentare viene già costituito un unico gruppo di deputati e senatori, il gruppo dell'Ulivo. Tale prospettiva politica e la stessa leadership del nuovo partito unitario, peraltro, costituiscono un argomento controverso negli ambienti dei due partiti fondatori, tanto più che il segretario dei DS, Piero Fassino, comunica di voler rimanere fuori dalla nuova squadra di governo per dedicarsi all'attività del partito: lo stesso Fassino propone il metodo delle elezioni primarie per la scelta del futuro segretario del costituendo Partito democratico. Intanto avviene un fatto storico per i DS: viene eletto come Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, storico esponente del partito e primo post-comunista a salire al Quirinale.

I DS tornano al governo

La rappresentanza DS a livello governativo nel governo Prodi II è formata da 9 ministri (tra cui il vicepresidente del Consiglio) più 5 viceministri e 23 sottosegretari.

  • Massimo D'Alema guida la delegazione DS nel Governo, viene nominato vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri;
  • Pier Luigi Bersani (dalemiano) è ministro dello Sviluppo Economico;
  • Livia Turco (dalemiana) è ministro della Salute;
  • Cesare Damiano (fassiniano) è ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale;
  • Fabio Mussi (correntone) è ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica;
  • Vannino Chiti (fassiniano) è ministro delle Riforme Istituzionali e dei Rapporti col Parlamento;
  • Luigi Nicolais (bassoliniano) è ministro per le Riforme e Innovazione nella Pubblica Amministrazione;
  • Barbara Pollastrini (dalemiana) è ministro per i Diritti e le Pari Opportunità;
  • Giovanna Melandri (veltroniana) è ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive.

I viceministri sono:

Tra i primi provvedimenti del nuovo Governo ci sono delle Liberalizzazioni Economiche in settori del terziario (Taxi, Farmacie, Passaggi di Proprietà, Regolamenti Professionali), una Politica Estera più filo-Europea e pacifista, il ritiro delle truppe dall'Iraq ed una Finanziaria di recupero del debito pubblico lasciato in eredità dal precedente esecutivo e di redristibuzione economica.

Correnti

Il partito dei Democratici di Sinistra si ispira ad una linea di socialismo democratico. Tale concezione politica, però, varia a seconda delle posizioni delle correnti. Per le correnti situate su posizioni di "destra" all'interno del partito si tratta di un socialismo democratico che accetta il capitalismo, non si propone di superarlo ma punta ad armonizzarlo con le politiche sociali, guardando con interesse verso il centro dello schieramento politico. Per le correnti che si collocano nella "sinistra" interna, invece, la posizione è più articolata: ad esempio, la corrente di Mussi e Berlinguer propone un socialismo che, utilizzando i mezzi democratici, cerchi di superare la concezione liberale dello Stato; la corrente di Salvi, invece, propone soltanto una concezione di socialismo democratico che mantenga il partito chiaramente nell'ambito della sinistra senza alcuna apertura verso il centro.

Per vincere. La sinistra che unisce

Principale corrente della "destra" interna ai DS. È la corrente maggioritaria del partito, vicina al segretario Piero Fassino: propone un "socialismo democratico fortemente riformista e ulivista", che si ponga come continuazione della tradizione riformista della sinistra democratica italiana. Questa corrente si pone in posizione non critica verso il capitalismo e si regge grazie ad un asse interno tra dalemiani, fassiniani e veltroniani. All'interno di "Per vincere. La sinistra che unisce" si possono distinguere le seguenti tendenze:

  • Dalemiani: molto forti all'interno del partito e particolarmente legati ai fassiniani;
  • Fassiniani: legati al segretario del partito Piero Fassino, hanno uno stretto legame sia con i dalemiani che con i veltroniani;
  • Veltroniani: sono i veri e propri "ulivisti" dei Ds, molto radicati a Roma e nel Lazio, i seguaci di Veltroni sono stati di recente ricompattati, specie da quando è in campo il progetto del "Partito Democratico", dopo che alcuni di essi, come Giovanna Melandri, nel 2001 avevano sostenuto il "Correntone";
  • Sinistra e Mezzogiorno (Bassoliniani): Precedentemente corrente autonoma, attualmente è però confluita all'interno della corrente "Per vincere. La sinistra che unisce", essendone una tendenza interna. Ispiratore di tale corrente fu Antonio Bassolino. Guidata del luogotenente bassoliniano Fausto Morrone, "Sinistra e Mezzogiorno" è oggi una tendenza interna alla corrente fassiniana (come lo sono le tendenze dei dalemiani o dei veltroniani) ed è molto radicata nel Sud Italia e soprattutto in Campania, dove occupa una posizione di egemonia all'interno del partito. In origine il gruppo di Bassolino faceva parte del "Correntone", l'aggregazione di tutta le correnti della sinistra-DS, guidata da Fabio Mussi. Successivamente, però, soprattutto quando è venuto fuori il progetto di un "Ulivo" che si sarebbe trasformato presto in "Partito Democratico" la corrente si è data una svolta moderata aderendo alla mozione-Fassino (al Congresso di Pesaro) prima e confluendo poi addirittura all'interno della corrente stessa di Fassino ("Per vincere. La sinistra che unisce") perdendo così lo status di corrente autonoma. Oggi Antonio Bassolino, Presidente della Regione Campania, è uno dei leader di "Per vincere. La sinistra che unisce", pur mantenendo una posizione leggermente più a sinistra rispetto all'asse Fassino-D'Alema-Veltroni;
  • Sinistra Repubblicana: Tale corrente rappresentava i membri del Partito Repubblicano Italiano approdati nel partito nel 1998. Recentemente alcuni membri illustri della tendenza sono però usciti polemicamente dai DS. A lungo il leader della corrente è stato Giorgio Bogi il quale preferì addirittura rinunciare allo status di corrente autonoma per Sinistra Repubblicana facendola confluire nel gruppo "Per vincere. La sinistra che unisce". In seguito alla crisi tra i vertici dell'ex corrente repubblicana ed i DS nel 2006, gli elementi più rappresentativi della cultura repubblicana (compreso Bogi) sono fuoriusciti dal partito, fondando una associazione politica avente come obiettivo quello di riunire in prospettiva del Pd l'intera area laico-repubblicana. Attualmente tra i pochi repubblicani rimasti nei DS spiccano i nomi di Andrea Manzella, Stefano Passigli e Giuseppe Ayala;

Liberal

È la corrente più a "destra" all'interno del partito (insieme ai "Riformatori per l'Europa") e quindi la più vicina alle posizioni dell'area "ulivista" de La Margherita. Guidata da Enrico Morando, la corrente rappresenta l'area liberal-socialista del partito (erede a sua volta della vecchia corrente migliorista del PCI) e pur mantenendo caratteri propri, nell'ultimo congresso ha aderito alla mozione-Fassino, all'interno della quale trovarono posto tutte le aree della "destra" interna ai DS.

Riformatori per l'Europa (ex-Europa Riformista)

È la corrente più a "destra" all'interno del partito (insieme all'area "Liberal"). Di tradizione socialista, nacque nel 1997-98 da una scissione da Unione Democratica guidata da Giorgio Benvenuto, che è tuttora a capo della corrente. I seguaci di Benvenuto sono in genere chiamati "riformisti" e le loro idee ricalcano molto quelle delle socialdemocrazie europee.

Cristiano Sociali

Altra corrente della "destra" DS, discende dal piccolo movimento dei Cristiano Sociali, nato nel 1994 da una scissione dalla Democrazia Cristiana di quegli esponenti che non vollero aderire al PPI e si aggregarono all'Alleanza dei Progressisti. Leader è Mimmo Lucà. Obiettivo della corrente è coniugare i valori cattolici con quelli laico-socialisti.

Laburisti-Socialisti Liberali

Tendenza abbastanza "centrale" all'interno del panorama politico DS: è una corrente proveniente dal Partito Socialista Italiano, che dopo lo scioglimento di quest'ultimo si è costituita in "Federazione Laburista" per poi aderire ai Democratici di Sinistra. Il suo leader è Valdo Spini. In origine era vicinissima alle posizioni dei dalemiani, ma le distanze sono cresciute a causa della contrarietà di Spini all'idea di un Partito Democratico che si collochi fuori dall'area del socialismo europeo. Un tale evento è infatti visto dai laburisti come un possibile annacquamento del socialismo democratico e riformista in favore di ideologie moderato-centriste. Questa corrente ha come modello il laburismo britannico, è evidentemente contraria ad una possibile uscita dei DS dal PSE e mira a costruire in Italia un grande partito ispirato ai valori ed ai principi del socialismo riformista.

Sinistra Liberale

Sinistra Liberale era un movimento politico costituito nel 1993, erede della tradizione del "liberalismo democratico e progressista. Sempre collocato nella coalizione di centro-sinistra, il movimento - guidato da Gianfranco Passalacqua- si ispira al pensiero di Norberto Bobbio e di John Rawls, ed ha come riferimenti nazionali Piero Gobetti, Luigi Einaudi, Benedetto Croce ed il gruppo de "Il Mondo". L'Assemblea nazionale del 1 ottobre 2005 segna il rilancio del movimento, impegnato a ridefinire, in rapporto forte con i Democratici di Sinistra, i contenuti ed i valori dell'area riformista e riformatrice, nella prospettiva del Partito Democratico. È forte il rapporto del movimento con il parlamentare della Margherita Valerio Zanone, e con l'Associazione per la Democrazia Liberale, da lui fondata e presieduta. Nel corso del 2006 è confluito in Sinistra Liberale il gruppo riunitosi attorno al documento-manifesto "Nessuno Escluso", animato da Paolo Colla, già segretario nazionale della "Gioventù Liberale Italiana" negli anni '80. Il gruppo dirigente di Sinistra Liberale è costituito oltre che da Passalacqua e Colla, da Antonio Saitta, Alesandro Pilotti, Michele Manzelli, Roberta Tescari, Roberta Meneghetti, Maurizio Scarano. Nel novembre 2006 Sinistra Liberale aderisce quale associazione federata ai Democratici di Sinistra, divenendone nello stesso anno una corrente interna. Su proposta del Coordinatore Nazionale Passalacqua vengono eletti Presidente dell'Assemblea Nazionale Paolo Colla e Vicperesidente Antonio Saitta. Nel Collegio dei Garanti vengono eletti Orazio M. Petracca, tra i maggiori studiosi di scienza politica, Michele Ainis, costituzionalista, ed Eugenio Briguglio, tributarista.

Socialisti ed europei

Corrente abbastanza "centrale" del partito, è molto simile alla precedente ed è stata fondata alla fine del 2006 in seguito ad una scissione di un gruppetto di "ex-dalemiani", dalla corrente facente capo all'asse D'Alema-Fassino-Veltroni ("Per vincere. La sinistra che unisce"). Leader della componente è Gavino Angius, il quale si erge a portavoce di tutti coloro che non sono favorevoli alla creazione di un nuovo soggetto unitario con La Margherita. La proposta è quella di limitarsi ad una federazione DS-DL che mantenga l'autonomia dei partiti e consenta così ai DS di rimanere ancorati in modo forte alla identità socialista e di sinistra, e quindi anche al PSE.

Sinistra DS

Pur rimanendo due correnti politiche distinte, le correnti di Fabio Mussi e Cesare Salvi, hanno instaurato da tempo una stretta collaborazione, che - durante i congressi di partito - le ha portate a formare una mozione unica, avente come primo e secondo firmatario, rispettivamente gli stessi Mussi e Salvi. Le due correnti sono ideologicamente definibili come di "sinistra socialista", anche se esistono sfumature differenti: la corrente di Mussi talvolta sembrerebbe essere più vicina all'idea di sinistra socialista portata avanti da alcuni gruppi del Prc, mentre la corrente di Salvi (pur nel solco della storia del PCI) si ispira ad una sinistra socialista di stampo francese, spagnolo e tedesco.

Sinistra DS per tornare a vincere ("ex-Correntone")

È la maggior corrente di opposizione all'attuale dirigenza DS, nonché la più a "sinistra" all'interno del partito. Non vuole l'integrazione nel "Partito democratico" ed è ideologicamente vicina all'idea di un "socialismo anti-liberista" e "fortemente di sinistra" oltre che, per molti aspetti, alla attuale linea politica di Rifondazione Comunista. I leader sono Fabio Mussi e Giovanni Berlinguer, che vogliono collocarsi sulla frontiera di un nuovo socialismo che fuoriesca dal liberismo del laburismo di Tony Blair, senza riproporre il socialismo democratico del secolo scorso (fondato su un compromesso tra capitale e lavoro entro i confini dello stato nazionale), ma un nuovo socialismo basato sul compromesso, su scala globale e universale, che faccia sue le alternative radicali della "non-violenza", dell'"anti-liberismo", dell'"ambientalismo" e dei "diritti di cittadinanza". Riconoscono in Willy Brandt, Olof Palme ed Enrico Berlinguer gli antesignani di questa ricerca. Di recente nel nome della corrente è apparso anche la scritta "Aprile", dal nome di "Aprile per la sinistra": la rivista politica che fa riferimento a tale area politica.

Sinistra DS per il Socialismo

Altra corrente di sinistra, avente come leader Cesare Salvi. Tale corrente, propone un partito più marcatamente socialista sul modello della sinistra socialista francese ed è contraria all'integrazione nell'Ulivo e nel Partito Democratico. Il socialismo di Salvi, non si pone tuttavia come prosecutore della tradizione politica del PSI, bensì come la naturale evoluzione della sinistra italiana proveniente dal PCI, che si è gradualmente trasformata da "comunista", ad "euro-comunista" ed ora in "sinistra-socialista".

Valori

Nello Statuto del Partito si legge:

  • Costituiti sul convergere di differenti tendenze culturali e politiche che si rifanno ai valori democratici e antifascisti fondativi della Repubblica italiana, al pensiero socialista – nella pluralità delle esperienze storiche riconducibili alla tradizione democratica e riformista del Pci, del Psi e del movimento operaio italiano –, al pensiero laico e repubblicano, al pensiero cristiano sociale, al pensiero ecologista, aperti all’incontro con culture e movimenti che hanno messo al centro della loro azione i diritti umani e il valore delle differenze, il personalismo comunitario e la salvaguardia dell’ambiente, i Democratici di Sinistra assumono queste tendenze consapevoli della necessità della loro continua rielaborazione a confronto con le sfide della modernizzazione e del mondo che cambia e si uniscono per contribuire alla costruzione di una società aperta e plurale, libera e solidale, giusta e sicura.
  • Il partito dei "Democratici di Sinistra", cofondatore del Partito del Socialismo Europeo, aderisce all'Internazionale Socialista e si riconosce nelle idealità e nei valori del socialismo democratico.

Stemma 1                                        Stemma 2                           Stemma 3 (attuale)

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