Nello stesso anno D'Alema,
dopo che Rifondazione aveva abbandonato il sostegno esterno al
governo dell'Ulivo e operato una conseguente sfiducia al
Governo Prodi I,
diventa Presidente del Consiglio, il primo post-comunista a
Palazzo Chigi.
Dal
1998 al
2001 i DS
sono guidati dal
riformista
Walter Veltroni,
che lascerà poi la segreteria dopo essere stato eletto
sindaco
di
Roma.
Durante questo periodo, intanto, i DS si presentano alle
elezioni europee del 1999,
confermandosi come primo partito del centrosinistra con 5,3
milioni di voti e il 17,4%. Risultato che mantengono
sostanzialmente anche alle
Regionali
dell'anno seguente, quando, però, la coalizione dell'Ulivo
racimola una sconfitta (perdendo in 8 regioni su 15) ed
assistendo all'ascesa del centrodestra di
Silvio Berlusconi,
che nel frattempo aveva ritrovato accordi con la
Lega Nord.
D'Alema, prendendo atto della sconfitta, si dimette da
presidente del Consiglio, e il suo posto viene preso
dall'ex-socialista
Giuliano Amato,
che guiderà il Governo fino alle nuove elezioni.
Il
2001: la sconfitta e il congresso
Alle
elezioni politiche
del
13 maggio
2001, i
DS sostengono, insieme a tutta la coalizione dell'Ulivo, la
candidatura a premier di
Francesco Rutelli,
sindaco uscente di
Roma. Ma
le elezioni vengono vinte dal centrodestra di Silvio Berlusconi
e il partito si trasferisce all'opposizione. I DS mantengono
sostanzialmente la medesima consistenza elettorale degli
appuntamenti precedenti: con 6,1 milioni di voti si attestano al
16,6%, alle spalle di
Forza Italia,
trainata dall'azione carismatica di Berlusconi, che diventa il
primo partito italiano con quasi il 30% dei consensi.
All'indomani delle elezioni, in autunno, si tiene un congresso
straordinario per eleggere il nuovo segretario politico, viste
le dimissioni di Veltroni che, nel frattempo, era stato eletto
sindaco di
Roma. È
un congresso molto combattuto, con tre mozioni:
- La prima ha come
primo firmatario e candidato
Giovanni Berlinguer,
sostenuta tra gli altri anche da
Sergio Cofferati,
segretario generale della
CGIL,
Tom Benetollo,
presidente dell'Arci,
Fabio Mussi,
vicepresidente della
Camera,
Antonio Bassolino,
presidente della Regione
Campania,
Achille Occhetto,
ex segretario del PDS, e dagli ex ministri
Giovanna Melandri
e
Cesare Salvi.
Essa propone una svolta a sinistra del partito, per rendere
la sinistra "più
riconoscibile", criticando un eccesso di moderazione nella
linea politica degli ultimi anni, che avrebbe nuociuto
all'intera coalizione. Gli esponenti di questa corrente, che
poi risulterà minoritaria, vengono identificati come membri
del correntone.
- La seconda
candida
alla segreteria Piero Fassino: è sostenuta dall'ex
segretario ed ex Presidente del Consiglio Massimo D'Alema,
e, tra gli altri, dai capigruppo di Camera e Senato
Luciano Violante
e
Gavino Angius,
dagli ex ministri
Vincenzo Visco,
Franco Bassanini
e
Pierluigi Bersani,
dall'attuale Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
e dall'ultimo segretario del PSI e dei Laburisti
Valdo Spini,
oltre che dal 95% dei segretari uscenti delle federazioni
provinciali. Propone una linea in sostanziale continuità con
quella tenuta negli anni del governo, accentuando il
riformismo e tentando di superare i limiti di un "riformismo
dall'alto".
- La terza
rappresenta l'ala "liberal" del partito e candida
Enrico Morando
a segretario, proponendo un "nuovo rinnovamento" dei DS e
l'apertura ad "altri riformismi" di matrice laica e
cattolica.
Ampiamente maggioritaria è la
mozione che sostiene Fassino: ottiene il 61,8% dei voti, contro,
però, il 34,1% dalla mozione Berlinguer, fatto che denota un
malcontento nella base degli iscritti e degli elettori.
I
primi tempi dell'opposizione
Intanto il
governo Berlusconi
diventa operativo. I DS, dall'opposizione, tentano di
ripristinare in breve tempo la credibilità del centrosinistra
evidenziando i "fallimenti" della politica della
CdL. Ma,
contemporaneamente, il partito lavora per la discesa in campo di
una nuova leadership del centrosinistra, incarico che viene
affidato - quasi in maniera naturale - a Romano Prodi, che nel
frattempo è presidente della
Commissione Europea.
Prodi, del resto, aveva già battuto Berlusconi alle
elezioni politiche precedenti
e sarebbe stato l'uomo più adatto a ripetere l'impresa in
futuro. Prodi però, inizialmente, si mostra abbastanza freddo
sull'ipotesi, visto anche che in molti ipotizzano che si possa
andare ad elezioni anticipate prima della scadenza del suo
mandato alla Commissione Europea, che non vuole terminare in
anticipo.
Piazza Navona e l'apertura ai Movimenti
Il malcontento nella
base intanto continua a serpeggiare, ed esplode nel
febbraio
del
2002,
quando, in una manifestazione organizzata dal centro-sinistra a
Roma, in
Piazza Navona,
saliva sul palco il regista
Nanni Moretti
e lanciava un'invettiva contro i leader della coalizione,
accusandoli di troppa moderazione e timidezza nell'azione
politica e nella campagna elettorale, di troppo buonismo nei
confronti del centro-destra, e di non aver fatto abbastanza per
presentare alle ultime elezioni una coalizione più larga, che
comprendesse anche
Rifondazione Comunista
ed
Italia dei Valori.
La piazza, piena di militanti ed elettori dei DS e del
centro-sinistra, lo applaude.
Contrariamente ad altri alleati, Fassino ed i DS cercano di
capire le ragioni della contestazione e di avviare un dialogo
con i movimenti. Così facendo, comincia anche a ricucirsi la
divisione interna, dal momento che il Correntone aveva sempre
chiesto di avvicinarsi di più ai movimenti.
Così i DS scendono in piazza a fianco della
CGIL
quando il
Governo Berlusconi
mostra di voler abolire l'art. 18, sono presenti a
Genova
nel
luglio
2002 alla
commemorazione dei fatti dell'anno prima, partecipano alla
manifestazione del
Social Forum
a
Firenze
nell'autunno dello stesso anno, e fanno parte integrante del
movimento
pacifista
che si oppone alla
Guerra in Iraq,
sulla quale portano sulle proprie posizioni tutta la coalizione.
A maggio
2003 la
frattura tra centro-sinistra e movimenti poteva dirsi
ricomposta, con i DS che avevano avuto un ruolo-guida in questa
operazione. Ed in questa maniera, e con le posizioni prese su
guerra, lotte sindacali e social forum, era quasi ricucita anche
la divisione interna, visto che erano state soddisfatte molte
richieste del Correntone. Ed anche il dialogo con quelle forze
che nel
2001
erano rimaste fuori dal centro-sinistra procedeva molto meglio,
rendendo concreta la possibilità di andare uniti nelle
consultazioni elettorali. Inoltre, anche i risultati erano
confortanti: tra il
2002 ed
il
2003, il
centro-sinistra in molte elezioni amministrative aveva fatto
registrare delle vittorie a volte insperate, riuscendo a
strappare alla destra anche alcuni Comuni, Province e Regioni
considerate sue roccaforti, ed i DS registravano un'ampia
crescita di voti. Per essere pronti mancavano solo il programma
ed una guida. L'ideale veniva considerato sempre
Romano Prodi,
ed aumentavano le richieste a lui rivolte di tornare in campo
per guidare alla vittoria un centro-sinistra che sembrava
riunito e rilanciato.
Il
progetto unitario dell'Ulivo
Prodi rompe gli indugi
nell'estate del
2003,
quando, in vista delle
elezioni europee
del
2004,
propone a tutti i partiti della coalizione di presentarsi sotto
un unico simbolo, il simbolo dell'Ulivo che è tanto caro al
Professore e che - sostiene - "per gli italiani significa buon
governo e cambiamento". I DS si mostrano disponibili ad aderire
all'appello, ma la coalizione si divide: oltre ai DS dicono si
La Margherita,
lo
SDI ed il
piccolo
Movimento Repubblicani Europei,
mentre dicono no i
Comunisti Italiani,
i
Verdi e
l'Udeur,
oltre a
Rifondazione Comunista,
che pure mostra un avvicinamento al Centro-Sinistra ormai
acquisito. L'Italia
dei Valori, invece, sarebbe
disponibile, ma viene esclusa. I DS, dopo aver chiesto invano
che questa lista comprendesse tutti, decidono di "fare la lista
unica con chi ci sta". Nasce così la lista di "Uniti
nell'Ulivo", che si presenta
con l'obiettivo di "portare il riformismo in Europa". Questo,
però, riapre la frattura col Correntone, o con gran parte di
esso, che vede la lista unitaria come qualcosa che divide la
coalizione, rimpicciolisce l'Ulivo e sposta l'asse dei DS verso
il centro. Polemiche ed incomprensioni non mancano. I movimenti,
nonostante l'inclusione nella lista di alcuni personaggi della
Società Civile come
Lilli Gruber
e
Michele Santoro,
vedono la lista unitaria come un'operazione verticistica tesa ad
escluderli, e sostengono, insieme con
Achille Occhetto
(che era uscito dai DS da due anni) la lista dell'Italia
dei Valori. Altri Partiti della
Coalizione chiedono e non ottengono di poter inserire un
riferimento all'Ulivo nei loro simboli, cosa che porterà alla
richiesta di trovare un altro nome alla Coalizione. Ma è in
Politica Estera che scoppiano le polemiche maggiori: al voto sul
rifinanziamento della Missione in Iraq, Margherita e Sdi
chiedono che i Partiti che compongono la Lista Unitaria tengano
"una linea più riformista", e così DS, Margherita e Sdi si
astengono. Il Correntone si dissocia, e vota contro. Il mondo
pacifista si ribella, ed alla manifestazione del 20 Marzo 2004
ad un anno dall'inizio della
guerra in Iraq,
per il resto riuscita appieno, Fassino viene contestato e
insultato, oltre che, da una piccola frangia, aggredito.
L'Unione Regionale dell'Emilia-Romagna, forte nel Partito ed a
maggioranza fassiniana, chiede che il Partito si schieri per il
ritiro delle truppe. Alcuni storici esponenti del PCI prima e
dei DS poi, guidati da
Alberto Asor Rosa,
escono dal Partito per protesta. Dopo alcune incertezze, i DS
tornano a schierarsi per il No, e tentano di convincere gli
alleati della Lista Unitaria, riuscendoci però solo dopo
l'emersione dello scandalo-torture.
Altri "cedimenti verso il centro" vengono denunciati dal
Correntone su temi come Scuola, Lavoro e Pensioni, ma la
maggioranza le respinge, sostenendo di non aver abbassato la
guardia. Alla fine
Uniti nell'Ulivo alle europee ottiene il 31% dei consensi. Il
risultato è giudicato soddisfacente da Fassino, che rivendica il
fatto che la lista è stata la più votata dagli elettori,
staccando di oltre 10 punti
Forza Italia
(che era crollata) e ricevendo il voto di quasi un terzo
dell'elettorato. Il Correntone replica, evidenziando che DS,
Margherita e SDI, nelle contemporanee elezioni amministrative in
tutta Italia, avevano ottenuto, sommati, più voti, il 34%,
nonostante la concorrenza di molte liste civiche legate ai
candidati Sindaco e Presidente. Gli Europarlamentari eletti
nella lista unitaria, inoltre, non trovano una loro collocazione
unitaria nel
Parlamento Europeo.
I DS, con 12 eurodeputati eletti, aderiscono al gruppo del
Partito Socialista Europeo
(PSE), assieme allo SDI ed agli indipendenti Gruber e Santoro.
La Margherita e l'MRE, invece, aderiscono al gruppo dell'ALDE.
Successo incontestabile invece per la coalizione di
Centro-Sinistra, ormai definitivamente unita. Nelle Europee la
somma dei voti delle liste del Centro-Sinistra arriva al 46,1%,
contro il 45,4% della
Casa delle Libertà.
Molto più netta la vittoria nelle Elezioni Amministrative, dove
il Centro-Sinistra continua a conquistare città, province e
regioni precedentemente governate dalle destre. I DS,
presentatisi con la loro lista, ottengono una media del 23% dei
voti, divenendo di fatto il primo partito italiano.
L'Unione,
il Congresso e la "Fed"
Dopo le Europee, Prodi
propone ai partiti che avevano partecipato alla Lista Unitaria
di costituire una Federazione con il nome dell'Ulivo.
Margherita, SDI e Repubblicani Europei accettano subito, i DS,
vista la contrarietà di parte del Partito, rinviano la decisione
al III Congresso del Partito, da tenersi a
marzo
2005.
Intanto la coalizione si allarga definitivamente, incorporando
una volta per tutte
Italia dei Valori
e
Rifondazione Comunista,
ed acquisisce la nuova denominazione de
L'Unione,
dopo aver provvisoriamente adottato per circa un mese il nome di
"Grande Alleanza Democratica".
Il terzo Congresso si svolge a mozioni, nonostante alcuni
settori del Partito ne avessero chiesto uno a tesi, e ne vengono
presentate quattro:
- La prima, che ha
come candidato e primo firmatario il Segretario uscente
Piero Fassino, sostenuta da tutti gli esponenti DS che
avevano sottoscritto la Mozione Fassino del 2001 più
Antonio Bassolino,
che lasciava il Correntone, e tutta l'ala "Liberal",
compreso
Enrico Morando,
propone di aderire alla Federazione ideata da Prodi e di
attuare una linea politica riformista.
- La seconda, che ha
come primo firmatario
Fabio Mussi,
è sostenuta dalla grande maggioranza del Correntone
(compreso
Giovanni Berlinguer),
si schiera contro la Federazione, propone che i DS si
pongano come "perno" dell'Unione, tra area "centrista" e
sinistra radicale,
e chiede delle "svolte" a Sinistra su specifici temi, come
Scuola, Lavoro e Politica Estera (sui quali presenta degli
Ordini del Giorno specifici sin dai Congressi Provinciali).
- La terza, che ha
come candidato e primo firmatario
Cesare Salvi,
è sostenuta dall'area "Sinistra DS per il Socialismo",
staccatasi dal Correntone a fine 2003. Si oppone alla
Federazione proposta da Prodi e ne propone un'altra, con
Rifondazione Comunista,
Comunisti Italiani
e Verdi, e propone una linea politica simile a quella del'ala
Sinistra del Partito Socialista Francese.
- La quarta, che ha
come prima firmataria la Presidente della Sinistra
Ecologista
Fulvia Bandoli,
proveniente dal Correntone, e sostenuta dalla gran parte
degli aderenti alla stessa Associazione, si pone come una
mozione di marca ecologista, con l'obiettivo di portare
questa cultura tra quelle riconosciute come fondative del
Partito (e presenta su questo anche uno specifico Ordine del
Giorno), e sulla Fed si pone in termini possibilisti, ma
solo a precise condizioni, e rifiutando ulteriori sviluppi,
come un futuro Partito Unico.
C'è infine un gruppo di
illustri esponenti del Partito, come
Sergio Cofferati,
ora Sindaco di Bologna, e
Giovanna Melandri,
che, fedeli alla loro iniziale richiesta di un Congresso a Tesi,
decidono di astenersi sulle Mozioni.
La Mozione Fassino è alla fine quella più votata, col 79% delle
preferenze, e Piero Fassino viene così confermato Segretario dei
DS. Vengono inoltre
messi ai voti diversi importanti Ordini del Giorno: approvato
quello della Mozione Bandoli, hanno un buon risultato anche i 3
presentati dalla Mozione Mussi. Approvato all'unanimità quello
sulla Scuola, viene accolto con qualche modifica quello sul
Lavoro, e vien ritirato solo per questioni contingenti (il
rapimento di Giuliana Sgrena) quello sulla crisi irachena, sulla
quale il Partito in ogni caso si schiera definitivamente per il
ritiro delle truppe. Un quarto Ordine del Giorno, presentato
personalmente da
Fabio Mussi,
che chiede la presentazione del simbolo dei DS alle Elezioni
Politiche del 2006, viene ritirato dietro garanzia che della
questione "si discuterà serenamente ed approfonditamente". Ce
n'è infine uno, proposto da Valdo Spini e sostenuto anche dal
Correntone, approvato poi all'unanimità, che modifica il simbolo
dei DS, inserendovi la denominazione del
Partito del Socialismo Europeo
per esteso. La
proposta di aderire alla Federazione viene infine approvata con
il voto favorevole dei delegati della Mozione Fassino e quello
contrario delle altre tre mozioni.
Viene così costituita la
Federazione dell'Ulivo,
brevemente chiamata anche Fed, alla quale vengono delegate
competenze specifiche di alcuni settori, tra i quali la politica
estera. All'interno di essa i DS contano 5 (compreso il
segretario nazionale) dei 12 componenti della presidenza. Questo
provoca alcune fuoriuscite dal Partito. Gruppi di iscritti,
infatti, escono dai DS condannandone l'eccessivo spostamento "a
destra" ed aderiscono ad una associazione politica fondata da
Achille Occhetto, vicina ai partiti collocati a sinistra de
L'Unione (il che non comprende i DS, giudicati sinistra troppo
moderata). Altri esponenti, invece, preferiscono passare
direttamente al
Partito della Rifondazione Comunista
(come l'ex Segretario della FGCI
Pietro Folena
o ai
Comunisti Italiani.
La
vittoria alle Regionali e i problemi della "Fed"
La Fed ha subito un primo stop
al voto sul rifinanziamento della Missione in Iraq (materia
delegata alla Fed, trattandosi di Politica Estera), sulla quale
alla posizione dei DS, che sono per un No, si contrappone quella
della maggioranza della Margherita, che preferirebbe un voto di
Astensione. Nel voto tra i Parlamentari della Fed prevale la
posizione dei DS, ma nella maggioranza della Margherita
nasceranno tensioni.
Alle
elezioni regionali
che interessano 14 delle 20 regioni italiane, i partiti della
Fed, dopo alcune incertezze provenienti stavolta dalla
Margherita, decidono di presentarsi sotto il simbolo di Uniti
nell'Ulivo in nove regioni, tra cui tutte le "Regioni Rosse",
mentre concorrono autonomamente nelle altre 5.
L'Unione si
aggiudica una netta vittoria in 12 regioni su 14. Solo 2
regioni,
Lombardia
e
Veneto,
riconfermano le proprie giunte regionali di
centrodestra,
pesanti le vittorie in
Piemonte,
Lazio e
soprattutto
Puglia,
dove la vittoria del Centro-Sinistra ha del clamoroso, visto che
la regione era considerata una roccaforte delle destre.
La Fed raccoglie un 34,2% (sulla base delle 9 regioni nelle
quali veniva presentata la Lista Unitaria), mentre i DS sono al
17% (sulla base delle altre 5).
A
maggio
sulla Fed cala il gelo dopo che la Direzione Nazionale della
Margherita
decide di non presentare la lista unitaria per le
elezioni politiche del 2006.
Questo spinge Romano Prodi a rilanciare la proposta delle
elezioni primarie,
da tenersi in autunno, per scegliere "ufficialmente" il leader
dell'Unione e dare stabilità all'eventuale nuova azione di
governo. Intanto in
giugno i
DS sono impegnati nel sostenere il SI nel Referendum sulla
Procreazione Assistita, promosso da loro stessi assieme a
Radicali,
Prc,
PdCI,
Verdi,
SDI,
Mre,
Nuovo Psi,
PRI ed
una corrente minoritaria di
Forza Italia,
oltre a varie associazioni. Il Referendum, però, fallisce: i SI
sono ampiamente maggioritari, ma il quorum non viene raggiunto,
visto che va al voto solo il 25,6% dei cittadini.
Le
primarie e la lista unitaria
Le primarie si svolgono
il
16 ottobre
2005,
attirando circa 4.300.000 elettori di
centrosinistra.
Sette i candidati: i DS, come gli altri partiti della Fed,
sostengono lo stesso
Prodi,
che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l'investitura di
candidato premier della coalizione. La grande affluenza di
cittadini alle elezioni primarie dell'Unione
e l'ottima affermazione riscontrata da
Prodi
spingono la
Margherita
a riconsiderare il proprio no alla lista unitaria: lo stesso
Rutelli
propone all'assemblea nazionale del suo partito il progetto di
creare una lista unitaria nella competizione per la
Camera dei Deputati
che abbia come fine ultimo la creazione di un nuovo grande
soggetto unitario: il "Partito Democratico". Quest'ultima
proposta crea alcuni distinguo all'interno dei DS, che, però,
accettano all'unanimità la lista unitaria per la Camera. Il
progetto, invece, non rientra più tra gli obiettivi dello SDI,
già impegnato nella costituzione di un soggetto alternativo
d'ispirazione radicalsocialista, la
Rosa nel Pugno.
La
vicenda Unipol
A partire dall'inizio
del
2006, a
seguito della pubblicazione da parte de
Il Giornale,
di proprietà della famiglia Berlusconi, di stralci di
intercettazioni telefoniche tra
Giovanni Consorte
e il segretario dei DS Piero Fassino, alcuni esponenti del
partito furono accusati di aver mantenuto un atteggiamento
scorretto essendosi dichiarati apertamente a favore, durante
l'estate del 2005, di una
scalata
alla
Banca Nazionale del Lavoro
lanciata dalla compagnia
Unipol -
riconducibile al settore delle cosiddette "cooperative rosse".
L'OPA di Unipol, infatti, si era nel frattempo rivelata parte di
uno scandalo finanziario, ribattezzato con il nome di "Bancopoli",
che portò alle dimissioni del governatore della
Banca d'Italia
Antonio Fazio
e che era nato a seguito dell'individuazione di presunte
irregolarità di altre OPA nel settore bancario. Le
intercettazioni pubblicate erano risultate irrilevanti ai fini
giudiziari, e non erano neppure trascritte dalla magistratura. A
seguito del clamore politico mediatico suscitato dalle stesse,
Berlusconi rivelò di essere a conoscenza di fatti riguardanti
l'implicazione dei Ds nella questione Unipol e si recò alla
Procura di
Roma per
conferire con i pubblici ministeri. Berlusconi dichiarò, in
seguito, che le proprie dichiarazioni erano attinenti a fatti
non penalmente rilevanti.
Le
elezioni del 2006 e il "Partito Democratico"
Si svolgono le elezioni.
Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti
alla
Camera dei deputati,
dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL.
Al
Senato,
si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che
consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL
- di ottenere due seggi in più. I DS, in seguito a queste
elezioni, confermano sostanzialmente il risultato di cinque anni
prima e si piazzano come il secondo partito italiano, alle
spalle di
Forza Italia.
Il risultato, al Senato, è di quasi 6 milioni di voti, pari al
17,5% e 62 seggi. L'Ulivo,
alla Camera, che ottiene il 31,2% dei consensi, dimostra di
essere la forza politica che raccoglie la maggiore approvazione
nel paese. I
risultati elettorali, e il fatto che il simbolo dell'Ulivo, alla
Camera, abbia raccolto più voti della sommatoria DS-Margherita
al Senato, pone come tema centrale la costituzione del grande
partito unitario, il "Partito Democratico", tant'è che a livello
parlamentare viene già costituito un unico gruppo di deputati e
senatori, il gruppo dell'Ulivo.
Tale prospettiva politica e la stessa leadership del nuovo
partito unitario, peraltro, costituiscono un argomento
controverso negli ambienti dei due partiti fondatori, tanto più
che il segretario dei DS, Piero Fassino, comunica di voler
rimanere fuori dalla nuova squadra di
governo
per dedicarsi all'attività del partito: lo stesso Fassino
propone il metodo delle elezioni primarie per la scelta del
futuro segretario del costituendo Partito democratico. Intanto
avviene un fatto storico per i DS: viene eletto come
Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano,
storico esponente del partito e primo post-comunista a salire al
Quirinale.
I
DS tornano al governo
La rappresentanza DS a
livello governativo nel
governo Prodi II
è formata da 9 ministri (tra cui il vicepresidente del
Consiglio) più 5 viceministri e 23 sottosegretari.
- Massimo D'Alema
guida la delegazione DS nel Governo, viene nominato
vicepresidente del Consiglio e ministro degli
Affari Esteri;
-
Pier Luigi Bersani
(dalemiano) è ministro dello
Sviluppo Economico;
-
Livia Turco
(dalemiana) è ministro della Salute;
-
Cesare Damiano
(fassiniano) è ministro del Lavoro e della Previdenza
Sociale;
-
Fabio Mussi
(correntone) è ministro dell'Università e della Ricerca
Scientifica;
-
Vannino Chiti
(fassiniano) è ministro delle Riforme Istituzionali e dei
Rapporti col Parlamento;
-
Luigi Nicolais
(bassoliniano) è ministro per le Riforme e Innovazione nella
Pubblica Amministrazione;
-
Barbara Pollastrini
(dalemiana) è ministro per i Diritti e le Pari Opportunità;
-
Giovanna Melandri
(veltroniana) è ministro per le Politiche Giovanili e le
Attività Sportive.
I viceministri sono:
Tra i primi provvedimenti del
nuovo Governo ci sono delle Liberalizzazioni Economiche in
settori del terziario (Taxi, Farmacie, Passaggi di Proprietà,
Regolamenti Professionali), una Politica Estera più filo-Europea
e pacifista, il ritiro delle truppe dall'Iraq ed una Finanziaria
di recupero del debito pubblico lasciato in eredità dal
precedente esecutivo e di redristibuzione economica.
Correnti
Il partito dei Democratici di
Sinistra si ispira ad una linea di socialismo democratico. Tale
concezione politica, però, varia a seconda delle posizioni delle
correnti. Per le
correnti situate su posizioni di "destra" all'interno del
partito si tratta di un socialismo democratico che accetta il
capitalismo,
non si propone di superarlo ma punta ad armonizzarlo con le
politiche sociali, guardando con interesse verso il centro dello
schieramento politico.
Per le correnti che si collocano nella "sinistra" interna,
invece, la posizione è più articolata: ad esempio, la corrente
di Mussi e Berlinguer propone un socialismo che, utilizzando i
mezzi democratici, cerchi di superare la concezione liberale
dello Stato; la corrente di Salvi, invece, propone soltanto una
concezione di socialismo democratico che mantenga il partito
chiaramente nell'ambito della sinistra senza alcuna apertura
verso il centro.
Per
vincere. La sinistra che unisce
Principale corrente
della "destra" interna ai DS. È la corrente maggioritaria del
partito, vicina al segretario Piero Fassino: propone un
"socialismo democratico fortemente riformista e
ulivista",
che si ponga come continuazione della tradizione riformista
della sinistra democratica italiana. Questa corrente si pone in
posizione non critica verso il
capitalismo
e si regge grazie ad un asse interno tra dalemiani, fassiniani e
veltroniani.
All'interno di "Per vincere. La sinistra che unisce" si possono
distinguere le seguenti tendenze:
-
Dalemiani:
molto forti all'interno del partito e particolarmente legati
ai fassiniani;
-
Fassiniani:
legati al segretario del partito Piero Fassino, hanno uno
stretto legame sia con i dalemiani che con i veltroniani;
-
Veltroniani:
sono i veri e propri "ulivisti" dei Ds, molto radicati a
Roma e nel Lazio, i seguaci di Veltroni sono stati di
recente ricompattati, specie da quando è in campo il
progetto del "Partito Democratico", dopo che alcuni di essi,
come
Giovanna Melandri,
nel 2001 avevano sostenuto il "Correntone";
- Sinistra e
Mezzogiorno (Bassoliniani):
Precedentemente corrente autonoma, attualmente è però
confluita all'interno della corrente "Per vincere. La
sinistra che unisce", essendone una tendenza interna.
Ispiratore di tale corrente fu
Antonio Bassolino.
Guidata del luogotenente bassoliniano Fausto Morrone,
"Sinistra e Mezzogiorno" è oggi una tendenza interna alla
corrente fassiniana (come lo sono le tendenze dei dalemiani
o dei veltroniani) ed è molto radicata nel Sud Italia e
soprattutto in
Campania,
dove occupa una posizione di egemonia all'interno del
partito. In origine il gruppo di Bassolino faceva parte del
"Correntone", l'aggregazione di tutta le correnti della
sinistra-DS, guidata da
Fabio Mussi.
Successivamente, però, soprattutto quando è venuto fuori il
progetto di un "Ulivo" che si sarebbe trasformato presto in
"Partito Democratico" la corrente si è data una svolta
moderata aderendo alla mozione-Fassino (al Congresso di
Pesaro) prima e confluendo poi addirittura all'interno della
corrente stessa di Fassino ("Per vincere. La sinistra che
unisce") perdendo così lo status di corrente autonoma. Oggi
Antonio Bassolino, Presidente della
Regione Campania,
è uno dei leader di "Per vincere. La sinistra che unisce",
pur mantenendo una posizione leggermente più a sinistra
rispetto all'asse Fassino-D'Alema-Veltroni;
- Sinistra
Repubblicana: Tale corrente rappresentava i membri del
Partito Repubblicano Italiano approdati nel partito nel
1998. Recentemente alcuni membri illustri della tendenza
sono però usciti polemicamente dai DS. A lungo il leader
della corrente è stato
Giorgio Bogi
il quale preferì addirittura rinunciare allo status di
corrente autonoma per Sinistra Repubblicana facendola
confluire nel gruppo "Per vincere. La sinistra che unisce".
In seguito alla crisi tra i vertici dell'ex corrente
repubblicana ed i DS nel 2006, gli elementi più
rappresentativi della cultura repubblicana (compreso Bogi)
sono fuoriusciti dal partito, fondando una associazione
politica avente come obiettivo quello di riunire in
prospettiva del Pd l'intera area laico-repubblicana.
Attualmente tra i pochi repubblicani rimasti nei DS spiccano
i nomi di
Andrea Manzella,
Stefano Passigli
e
Giuseppe Ayala;
Liberal
È la corrente più a
"destra" all'interno del partito (insieme ai "Riformatori per
l'Europa") e quindi la più vicina alle posizioni dell'area "ulivista"
de
La Margherita.
Guidata da
Enrico Morando,
la corrente rappresenta l'area
liberal-socialista
del partito (erede a sua volta della vecchia corrente
migliorista
del PCI) e pur mantenendo caratteri propri, nell'ultimo
congresso ha aderito alla mozione-Fassino, all'interno della
quale trovarono posto tutte le aree della "destra" interna ai DS.
Riformatori per l'Europa (ex-Europa Riformista)
È la corrente più a
"destra" all'interno del partito (insieme all'area "Liberal").
Di tradizione
socialista,
nacque nel 1997-98 da una scissione da
Unione Democratica
guidata da
Giorgio Benvenuto,
che è tuttora a capo della corrente. I seguaci di Benvenuto sono
in genere chiamati "riformisti" e le loro idee ricalcano molto
quelle delle
socialdemocrazie
europee.
Cristiano Sociali
Altra corrente della
"destra" DS, discende dal piccolo movimento dei
Cristiano Sociali,
nato nel
1994 da
una scissione dalla
Democrazia Cristiana
di quegli esponenti che non vollero aderire al
PPI e si
aggregarono all'Alleanza
dei Progressisti. Leader è
Mimmo Lucà.
Obiettivo della corrente è coniugare i valori cattolici con
quelli laico-socialisti.
Laburisti-Socialisti Liberali
Tendenza abbastanza
"centrale" all'interno del panorama politico DS: è una corrente
proveniente dal Partito Socialista Italiano, che dopo lo
scioglimento di quest'ultimo si è costituita in "Federazione
Laburista" per poi aderire ai Democratici di Sinistra. Il suo
leader è Valdo Spini. In origine era vicinissima alle posizioni
dei dalemiani, ma le distanze sono cresciute a causa della
contrarietà di Spini all'idea di un Partito Democratico che si
collochi fuori dall'area del
socialismo europeo.
Un tale evento è infatti visto dai laburisti come un possibile
annacquamento del socialismo democratico e riformista in favore
di ideologie moderato-centriste. Questa corrente ha come modello
il
laburismo
britannico, è evidentemente contraria ad una possibile uscita
dei DS dal
PSE e
mira a costruire in Italia un grande partito ispirato ai valori
ed ai principi del
socialismo riformista.
Sinistra Liberale
Sinistra Liberale
era un movimento politico costituito nel
1993,
erede della tradizione del "liberalismo
democratico e progressista.
Sempre collocato nella coalizione di centro-sinistra, il
movimento - guidato da
Gianfranco Passalacqua-
si ispira al pensiero di
Norberto Bobbio
e di
John Rawls,
ed ha come riferimenti nazionali Piero Gobetti, Luigi Einaudi,
Benedetto Croce ed il gruppo de "Il
Mondo". L'Assemblea nazionale
del 1 ottobre 2005 segna il rilancio del movimento, impegnato a
ridefinire, in rapporto forte con i Democratici di Sinistra, i
contenuti ed i valori dell'area riformista e riformatrice, nella
prospettiva del Partito Democratico. È forte il rapporto del
movimento con il parlamentare della
Margherita
Valerio Zanone,
e con l'Associazione
per la Democrazia Liberale, da
lui fondata e presieduta. Nel corso del 2006 è confluito in
Sinistra Liberale il gruppo riunitosi attorno al
documento-manifesto "Nessuno Escluso", animato da
Paolo Colla,
già segretario nazionale della "Gioventù
Liberale Italiana" negli anni
'80. Il gruppo dirigente di Sinistra Liberale è costituito oltre
che da Passalacqua e Colla, da
Antonio Saitta,
Alesandro Pilotti,
Michele Manzelli,
Roberta Tescari,
Roberta Meneghetti,
Maurizio Scarano.
Nel novembre
2006
Sinistra Liberale aderisce quale associazione federata ai
Democratici di Sinistra, divenendone nello stesso anno una
corrente interna. Su proposta del Coordinatore Nazionale
Passalacqua vengono eletti Presidente dell'Assemblea Nazionale
Paolo Colla e Vicperesidente Antonio Saitta. Nel Collegio dei
Garanti vengono eletti Orazio M. Petracca, tra i maggiori
studiosi di scienza politica, Michele Ainis, costituzionalista,
ed Eugenio Briguglio, tributarista.
Socialisti ed europei
Corrente abbastanza
"centrale" del partito, è molto simile alla precedente ed è
stata fondata alla fine del 2006 in seguito ad una scissione di
un gruppetto di "ex-dalemiani", dalla corrente facente capo
all'asse D'Alema-Fassino-Veltroni ("Per vincere. La sinistra che
unisce"). Leader della componente è
Gavino Angius,
il quale si erge a portavoce di tutti coloro che non sono
favorevoli alla creazione di un nuovo soggetto unitario con La
Margherita. La proposta è quella di limitarsi ad una federazione
DS-DL che mantenga l'autonomia dei partiti e consenta così ai DS
di rimanere ancorati in modo forte alla identità socialista e di
sinistra, e quindi anche al PSE.
Sinistra DS
Pur rimanendo due
correnti politiche distinte, le correnti di
Fabio Mussi
e
Cesare Salvi,
hanno instaurato da tempo una stretta collaborazione, che -
durante i congressi di partito - le ha portate a formare una
mozione unica, avente come primo e secondo firmatario,
rispettivamente gli stessi Mussi e Salvi. Le due correnti sono
ideologicamente definibili come di "sinistra
socialista", anche se esistono
sfumature differenti: la corrente di Mussi talvolta sembrerebbe
essere più vicina all'idea di sinistra socialista portata avanti
da alcuni gruppi del
Prc,
mentre la corrente di Salvi (pur nel solco della storia del PCI)
si ispira ad una sinistra socialista di stampo francese,
spagnolo e tedesco.
Sinistra DS per tornare a vincere ("ex-Correntone")
È la maggior corrente di
opposizione all'attuale dirigenza DS, nonché la più a "sinistra"
all'interno del partito. Non vuole l'integrazione nel "Partito
democratico" ed è ideologicamente vicina all'idea di un
"socialismo anti-liberista" e "fortemente di sinistra" oltre
che, per molti aspetti, alla attuale linea politica di
Rifondazione Comunista.
I leader sono
Fabio Mussi
e
Giovanni Berlinguer,
che vogliono collocarsi sulla frontiera di un nuovo socialismo
che fuoriesca dal
liberismo
del laburismo di
Tony Blair,
senza riproporre il socialismo democratico del secolo scorso
(fondato su un compromesso tra capitale e lavoro entro i confini
dello stato nazionale), ma un nuovo socialismo basato sul
compromesso, su scala globale e universale, che faccia sue le
alternative radicali della "non-violenza",
dell'"anti-liberismo",
dell'"ambientalismo"
e dei "diritti di cittadinanza". Riconoscono in
Willy Brandt,
Olof Palme
ed
Enrico Berlinguer
gli antesignani di questa ricerca. Di recente nel nome della
corrente è apparso anche la scritta "Aprile", dal nome di "Aprile
per la sinistra": la rivista
politica che fa riferimento a tale area politica.
Sinistra DS per il Socialismo
Altra corrente di
sinistra, avente come leader
Cesare Salvi.
Tale corrente, propone un partito più marcatamente socialista
sul modello della sinistra socialista francese ed è contraria
all'integrazione nell'Ulivo
e nel Partito Democratico. Il socialismo di Salvi, non si pone
tuttavia come prosecutore della tradizione politica del PSI,
bensì come la naturale evoluzione della sinistra italiana
proveniente dal PCI, che si è gradualmente trasformata da
"comunista", ad "euro-comunista" ed ora in "sinistra-socialista".
Valori
Nello Statuto del Partito si
legge:
- Costituiti sul convergere
di differenti tendenze culturali e politiche che si rifanno
ai valori democratici e antifascisti fondativi della
Repubblica italiana, al pensiero socialista – nella
pluralità delle esperienze storiche riconducibili alla
tradizione democratica e riformista del Pci, del Psi e del
movimento operaio italiano –, al pensiero laico e
repubblicano, al pensiero cristiano sociale, al pensiero
ecologista, aperti all’incontro con culture e movimenti che
hanno messo al centro della loro azione i diritti umani e il
valore delle differenze, il personalismo comunitario e la
salvaguardia dell’ambiente, i Democratici di Sinistra
assumono queste tendenze consapevoli della necessità della
loro continua rielaborazione a confronto con le sfide della
modernizzazione e del mondo che cambia e si uniscono per
contribuire alla costruzione di una società aperta e
plurale, libera e solidale, giusta e sicura.
- Il partito dei
"Democratici di Sinistra", cofondatore del Partito del
Socialismo Europeo, aderisce all'Internazionale Socialista e
si riconosce nelle idealità e nei valori del socialismo
democratico.

Stemma 1
Stemma 2
Stemma 3 (attuale)