La coscienza politica socialista
è la comprensione del rapporto che lega il capitalista
all’ordinamento economico, alle istituzioni politiche e allo
Stato. E’ illusorio credere di poter combattere il proprio
avversario di classe senza combattere l’ordinamento che lo
difende e di cui è espressione. Per questo non bastano i
sindacati ma è necessario un partito: "La socialdemocrazia
rivoluzionaria ha sempre compreso nella propria azione la lotta
per le riforme... ma anche e innanzi tutto la soppressione del
regime autocratico". Il pensiero politico socialista non è nato
in conseguenza delle lotte economiche operaie ma fu lo sviluppo
del pensiero di intellettuali rivoluzionari: "La coscienza
politica di classe può essere portata all’operaio solo
dall’esterno, cioè dall’esterno delle lotte economiche, della
sfera dei rapporti fra operai e padroni. Il solo campo dal quale
è possibile raggiungere questa coscienza è il campo dei rapporti
di tutte le classi, di tutti gli strati della popolazione con lo
Stato e il governo, il campo dei rapporti reciproci di tutte le
classi".
L' idea dell' Avanguardia
Rivoluzionaria
Nel luglio
1903, nel
corso del II Congresso del Partito socialdemocratico russo
tenuto a
Bruxelles
e poi a
Londra,
emergono contrasti tra i socialisti russi: da un lato i
bolscevichi
(maggioritari), guidati da Lenin e Plekhanov, sostengono la
necessità di un partito fortemente centralizzato diretto da
rivoluzionari di professione, dall’altro i
menscevichi
(minoritari), Aksel’rod, Vera Zasulic e Martov. In Un passo
avanti, due indietro (1904)
Lenin commenta l'esito di quel congresso e completa la sua
teoria del partito che per lui è un'organizzazione costruita
dall'alto verso il basso: considerare autoritaria e burocratica
questa concezione, come sostengono i menscevichi, ma anche la
socialdemocratica tedesca
Rosa Luxemburg,
«con la loro tendenza ad andare dal basso in alto, dando a
qualsiasi professore, a qualsiasi studente di ginnasio, a ogni
scioperante la possibilità di annoverarsi tra i membri del
partito», significa privilegiare il movimento e la spontaneità
contro la coscienza critica, diminuire il valore dell'iniziativa
politica, avere una concezione deterministica dello sviluppo
sociale - illudendosi di un presunto inevitabile crollo del
capitalismo - e abbandonarsi alla politica del contingente, del
caso per caso. Pur essendo il partito della classe operaia, il
partito non può identificarsi con essa, esso è la coscienza
politica e teorica dell'avanguardia della classe che non
coincide con la coscienza politica di tutta la classe operaia:
"sarebbe codismo pensare che, con il capitalismo, tutta la
classe operaia sia capace di elevarsi alla coscienza e
all'attività dell'avanguardia... dimenticare la differenza che
esiste tra l'avanguardia e le masse che gravitano su di essa,
dimenticare il dovere dell'avanguardia di elevare strati sempre
più vasti al suo livello, vorrebbe dire ingannare se stessi".
La
Rivoluzione del 1905
Le conseguenza di una grave
carestia
e la sconfitta nella
guerra
contro il
Giappone
mostrano l'inefficienza e la corruzione dell'autocrazia zarista:
il
22 gennaio
1905 una
dimostrazione popolare a
Mosca
viene repressa nel sangue dai
cosacchi.
Si ammutina la guarnigione di marina a
Kronstadt,
nel
Golfo di Finlandia,
la corazzata
Potemkin
nel
Mar Nero
e si estendono scioperi e manifestazioni; si costituiscono per
la prima volta i
Soviet,
consigli di delegati delle forze produttive del Paese. Nel
novembre Lenin giunge a Pietroburgo, clandestinamente, sotto il
nome di Karpov, e si rende conto del prossimo fallimento della
rivoluzione; nel dicembre, al congresso del partito in
Finlandia,
chiede che i bolscevichi agiscano in piena autonomia dalle altre
forze di opposizione al regime zarista. Per la prima volta
Stalin
incontra Lenin: scriverà che, conoscendolo solo di fama, si era
aspettato di vedere un gigante e quando vide che Lenin era un
uomo perfettamente normale, ne restò deluso. Nel gennaio
1906
Lenin è a Mosca, per contrastare le elezioni del parlamento
russo, la
Duma,
che considera manipolata dalle forze politiche reazionarie. Ai
primi del
1907
lo zarismo restaura pienamente l'autocrazia sciogliendo la Duma.
Riflettendo sugli insegnamenti della fallita rivoluzione, Lenin
afferma che il proletariato "deve sostenere qualunque borghesia,
anche la peggiore, nella misura in cui lotti concretamente
contro lo zarismo". La rivoluzione del 1905 fallì perché la
borghesia russa, troppo debole ancora rispetto allo zarismo, non
cercò il potere democratico, ma solo un accordo con
l’autocrazia, perché era troppo forte, in essa, il timore di
aprire la strada a una rivoluzione proletaria. Per i
menscevichi, invece, il proletariato deve sì appoggiare le
rivoluzioni che abbiano un contenuto borghese, perché
porterebbero a un regime democratico ove, in condizioni più
favorevoli, la classe operaia può svolgere la sua lotta
rivoluzionaria per il socialismo, ma non deve mettersi a capo di
quella rivoluzione, non può esserne protagonista e deve rimanere
all’opposizione. Per Lenin, al contrario, solo se gli operai (i
proletari) e i contadini (i piccolo borghesi) saranno i
protagonisti di una rivoluzione democratica, questa sarà
vittoriosa: "La lotta del proletariato per la libertà politica
democratica è una lotta rivoluzionaria, perché mira alla piena
sovranità del popolo. La lotta della borghesia per la libertà è
una lotta opportunistica, perché mira alla divisione del potere
fra l’autocrazia e le classi abbienti". Il proletariato deve
operare insieme con la borghesia l’abbattimento del potere
reazionario zarista, instaurando una dittatura democratica degli
operai e dei contadini; quando fossero realizzate le libertà
democratiche, il proletariato e il partito socialdemocratico che
lo guida si dovranno porre il problema dell’abbattimento del
potere democratico per l’instaurazione del socialismo,
attraverso la dittatura della classe operaia. Sono i temi che si
ripresenteranno, in forme più sviluppate e drammatiche, nel
1917.
Materialismo ed empiriocriticismo