Ottocento
Molti idealisti del
XIX secolo,
colpiti dalla miseria materiale e morale della
rivoluzione industriale,
fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel
Nuovo Mondo. Il filosofo francese
Ètienne Cabet,
nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in
Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto
democraticamente controlla tutte le attività economiche e
supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia
come unica altra unità sociale indipendente. Nel
1848
cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli
Stati Uniti, anche se alcune piccole comunità icariane
sopravvivono fino al
1898.
Karl Marx e
Friedrich Engels,
il
21 febbraio
1848,
pubblicarono il libro
Manifesto del Partito Comunista,
che spiegava le idee sull'abolizione della
proprietà privata
e sull'abbattimento dei governi
borghesi
lasciando il posto a governi
proletari.
Con loro il comunismo diventa un moto rivoluzionario. Per Marx
se le classi lavoratrici di tutti i paesi prendessero coscienza
dei loro comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il
sistema
capitalista.
Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la
logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di
un processo storico in atto; potendosi comunque verificare,
qualora il
socialismo
non fosse riuscito ad imporsi, l'imbarbarimento della società
attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta. Dalle rovine
del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un
periodo di transizione, la
dittatura del proletariato,
in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la
loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo
complesso, quindi lo Stato era destinato a dissolversi.
Contemponareamente alle idee di Marx si sviluppa un'altra forma
di idee comuniste: il
Comunismo anachico.
Esso è basato sul pensiero di
Pierre-Joseph Proudhon.
Tra il
marxismo
e il comunismo anarchico nacque una forte polemica, infatti
quando Proudhon pubblicò il libro Filosofia della Miseria, Marx
rispose pubblicando Miseria della filosofia. Lo scrontro divampò
all'interno dell'Associazione
internazionale dei lavoratori.
Tra il
1871 e il
1872
Marx e Engels riuscirono a mettere gli anachici in minoranza e a
farli espellere dall'Associazione. Il più importante teorico
anarchico del primo periodo è
Michail Bakunin
che espose le sue idee nel libro Stato e Anarchia. Per Bakunin
libertà e
uguaglianza
erano due obbiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua
divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la
cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un
apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio
per una fase intermedia. Il modello proposto da Bakunin era
quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in
cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati
direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di
autogestione. Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate
da
Pëtr Kropotkin,
suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il
darwinismo
sociale che fungeva da giustificazione alla competizione
capitalistica e all'imperialismo,
nel suo saggio Mutual Aid Kropotkin si propone di dimostrare
come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e
l'armonia. Nel
1871
nacque la
Comune di Parigi
e nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie
tendenze furono unanimi nel vedere in questa il primo tentativo
da parte del movimento operaio di creare una società comunista.
I
comunardi
presero il controllo di
Parigi
per due mesi e combatterono tanto contro la
Prussia
che contro il
governo francese.
La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere
dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i
debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Marx più tardi
criticò i comunardi per non essersi difesi con più energia, ma
la lodò come primo esempio di insurrezione operaia.