I socialisti riformisti pensavano
che il socialismo fosse la naturale evoluzione della società
occidentale, che sarebbe dovuta evolvere naturalmente da
capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne
del
capitalismo,
tramite una sequenza di riforme. Pur concordando su tale
evoluzione, i
socialisti rivoluzionari
come
Rosa Luxemburg
in
Germania
o
Giacinto Menotti Serrati
in
Italia
pensavano invece che questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto
spontaneamente, ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Dopo la
Rivoluzione russa
del
1917 e la
terza internazionale
del
1919 il
socialismo rivoluzionario, di radice marxista, coincise
sostanzialmente con il
comunismo.
Socialismo di
Stato
In senso generale con
socialismo di stato si intende qualsiasi varietà di socialismo
che si basa sulla proprietà dei
mezzi di produzione
da parte dello
stato. Il
socialismo di stato viene spesso indicato semplicemente come
"socialismo"; il termine "di stato" viene solitamente aggiunto
solo dai socialisti con una visione differente, desiderosa di
criticare il socialismo di stato; ad esempio, gli
anarchici.
Oggi, molti partiti politici europei della
sinistra,
sono sostenitori di varie forme di proprietà statale in forma di
socialismo democratico.
Questi socialisti moderati non sostengono il rovesciamento dello
stato capitalista in una rivoluzione socialista, quindi
accettano anche la continuazione dell'esistenza dello stato
capitalista e del sistema economico capitalista, ma rivolto
verso fini più sociali. Dei socialisti democratici di oggi,
soltanto una esigua parte spera ancora su una graduale e
pacifica transizione dal capitalismo al (pieno) socialismo,
attraverso l'evoluzione piuttosto che la rivoluzione. La maggior
parte dei socialisti democratici però ha acquisito integralmente
la visione propria della
socialdemocrazia:
cioè rifiutano in tronco qualsiasi riferimento di tipo marxista
ed accettano il capitalismo, non si propongono di superarlo, ma
di perfezionarlo raggiungendo l'"economia sociale di mercato".
Essendo falliti il socialismo utopistico, il socialismo
rivoluzionario ed il socialcomunismo, tutte le organizzazioni
"socialiste" moderne dichiarano di ispirarsi al socialismo
democratico e al giorno d'oggi i socialisti democratici sono
quelli che chiamiamo a volte "socialdemocratici" e a volte
"socialisti": ciò è dovuto al fatto che tutti i socialisti sono
approdati al "socialismo democratico" divenendo "riformisti
democratici". Per contro, il
Marxismo
sostiene che una rivoluzione socialista è l'unico modo pratico
per implementare cambi radicali nel sistema capitalistico.
Inoltre, sostiene che dopo un certo periodo di tempo sotto il
socialismo, lo stato deve "scomparire", producendo una società
comunista. Naturalmente, lo stato non è svanito negli
stati comunisti
del
XX secolo.
Alcuni Marxisti difendono ciò sostenendo che semplicemente, il
periodo di transizione non si era concluso. Altri Marxisti
denunciano quegli stati "comunisti" come
Stalinisti,
sostenendo che la loro leadership era corrotta e aveva
abbandonato il Marxismo conservandone solo il nome. In
particolare, alcune scuole Trotzkiste del Marxismo definiscono
questi stati col termine socialismo di stato per contrapporli al
vero socialismo; altre correnti Trotzkiste usano il termine
capitalismo di stato, per enfatizzare l'assenza del vero
socialismo. I
socialisti libertari
si spingono oltre, deridendo anche il Marxismo come socialismo
di stato. Essi usano il termine principalmente come contrasto
con la loro forma di socialismo, che prevede la proprietà
collettiva dei mezzi di produzione senza intervento dello stato.
Il
Socialismo "bianco"